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L’alcol consumato tra i 12 e i 25 anni interferisce con lo sviluppo del cervello

alcol giovaniChi usa bevande alcoliche nel periodo che va dai 12 ai 25 anni deve fare i conti con un periodo di elevata vulnerabilità dello sviluppo del cervello. È noto che il completo sviluppo del sistema limbico (emozioni, gratificazione, piacere) e della corteccia prefrontale (deputato alla pianificazione, alla razionalità e alla logica) avviene non prima dei 25 anni. Prendiamo un ragazzo di 12 anni. Le caratteristiche del cervello sono tali da conservare ancora prevalente una modalità emotiva di comportamento e di apprendimento ben lontana da quella razionale dell’adulto. Sono le connessioni con le parti laterale del cervello a determinare questa spiccata capacità di emozionarsi, di meravigliarsi ma anche di reagire con impulsività o al contrario con un rinchiudersi in se stesso agli stimoli esterni. Caratteristiche che si perdono a mano a mano che la materia grigia si rimodella e con essa le connessioni che vengono ottimizzate e ridotte con uno sviluppo prevalente dei collegamenti con la corteccia cerebrale prefrontale, quella attraverso cui la razionalità diventa prevalente e che fa rimpiangere il “fanciullo” e le sue emozioni. I comportamenti si fanno più responsabili, si percepisce meglio il rischio, si rischia di meno. L’alcol consumato tra i 12 e i 25 anni interferisce con il rimodellamento delle “sinapsi” cerebrali la cui organizzazione rimane cristallizzata alla fase di sviluppo antecedente all’uso di alcol. Il ragazzo o la ragazza sensibilizzati al bere da minori, che bevono in adolescenza e soprattutto quelli che giungono al “binge drinking”, il bere per intossicarsi (bastano anche pochi bicchieri a quell’età) manterrà da adulto una modalità di ragionamento prevalentemente infantile, o manifesterà più frequentemente depressione o aggressività (tipico degli adolescenti) nei comportamenti (espressione del sistema limbico) piuttosto che razionalità tipica di un regolare sviluppo cerebrale negli adulti e della prevalenza dell’azione della corteccia prefrontale che fa “sapiens” l’individuo.

Fonte Il Blog di Emanuele Scafato, Fondazione Umberto Veronesi