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Tutto l’alcol consumato dalla mamma in gravidanza finisce nel futuro del bambino

alcol e fetoRoma – “La sindrome feto-alcolica (FetalAlcohol Syndrome-FAS) e’ la piu’ grave disabilita’ permanente che si manifesta nel feto, durante la vita intrauterina, a causa dell’esposizione all’alcol consumato dalla madre durante la gravidanza”. E ancora: “L’alcol ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, ma il feto non puo’ metabolizzare l’alcol perche’ e’ privo degli enzimi adatti a questo compito; di conseguenza l’alcol ed i suoi metaboliti si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi danneggiandoli”. Emanuele Scafato, tra l’altro gia’ Direttore Osservatorio Nazionale ALCOL – CNESPS dell’Istituto superiore di sanita’, interviene cosi’ in occasione della Giornata Internazionale FASD (Sindrome Feto Alcolica e Disturbi correlati).

Il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanita’ e la Societa’ Italiana di Alcologia, SIA “patrocinano e sostengono questa importante iniziativa mirata ad incrementare la consapevolezza nelle donne che sono in gravidanza o che la stanno programmando a evitare di bere alcolici per tutelare la salute del nascituro, del loro figlio”, continua Scafato. Secondo il direttore, “non esistono dati certi sull’incidenza della sindrome feto-alcolica (FAS) e delle patologie correlate (FASD) in Italia. La stima di prevalenza corrente di FAS e’ pari a 1,2 su 1000 nati vivi; circa otto neonati su 100 sono esposti all’assunzione di alcol durante la vita intrauterina. Si ritiene che tra le donne che bevono quantita’ rilevanti di alcol in gravidanza, una percentuale compresa tra il 4% e il 40% partorisca bambini affetti da danni alcol correlati di vario grado. La FASD e’ prevenibile al 100%, se si evita l’alcol in gravidanza. Abbiamo identificato, attraverso le competenze dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del Centro OMS per la ricerca sull’Alcol dell’ISS, dieci punti che possono contribuire a incrementare la consapevolezza sulla dannosita’ e la nocivita’ del consumo di bevande alcoliche in gravidanza”.

Questi i punti:
– consumare bevande alcoliche in gravidanza aumenta il rischio di danni alla salute del bambino
– durante la gravidanza non esistono quantita’ di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto
– il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione
– l’alcol e’ una sostanza tossica in grado di passare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre
– il feto non ha la capacita’ di metabolizzare l’alcol che quindi nuoce direttamente alle cellule cerebrali e ai tessuti degli organi in formazione
– l’alcol nuoce al feto soprattutto durante le prime settimane e nell’ultimo trimestre di gravidanza
– se si pianifica una gravidanza e’ opportuno non bere alcolici e si e’ gia’ in gravidanza e’ opportuno interromperne l’assunzione sino alla nascita
– e’ opportuno non consumare bevande alcoliche durante l’allattamento
– i danni causati dall’esposizione prenatale dall’alcol, e conseguentemente manifestati nel bambino, sono irreversibili e non curabili
– si possono prevenire i danni e i difetti al bambino causati dal consumo di alcol in gravidanza, evitando di consumare bevande alcoliche.

Riprende ancora Scafato: “Tutto l’alcol consumato dalla mamma in gravidanza finisce nel futuro del bambino con gravi manifestazioni neurologiche, deficit cognitivi, disturbi della crescita evitabili al 100 % evitando di bere alcolici in gravidanza”. Ma soprattutto, prosegue, “e’ singolare che le future mamme si preoccupino di non consumare farmaci o sostanze che possono interferire con un regolare sviluppo del proprio bambino che cresce sostenuto da cio’ che la mamma assume rispettando diete salubri e bilanciate in nutrienti sani ed indispensabili e non consideri la tossicita’ dell’alcol che DANNEGGIA direttamente le cellule del feto; in Italia circa il cinquanta per cento delle donne in gravidanza NON interrompe l’assunzione di bevande alcoliche ritenendo di non nuocere o semplicemente ignorandolo”.

Da anni l’Istituto Superiore di Sanita’, il Ministero della Salute e la Societa’ Italiana di Alcologia hanno attivato una comunicazione specifica basata su depliant e materiali di libero dominio. “Tutte queste evidenze forniscono una serie di informazioni basate sull’evidenza scientifica la cui finalita’ e’ quella di favorire una riflessione ed una conseguente attivazione personale sulla necessita’ di porre attenzione ad un comportamento comune, il bere, e alle possibili conseguenze dannose prodotte dall’alcol evitando che possa giungere a nuocere o a minacciare la salute e la sicurezza della donna e di chi la circonda”, prosegue Scafato, secondo cui “conoscere l’alcol contribuisce a ridurre il rischio, qualunque esso sia. L’amore per il proprio figlio parte da piccoli gesti di vita quotidiana : una madre sa cosa e’ meglio per il proprio figlio e in gravidanza sceglie di non bere”.