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Il varicocele, cos’è? Come mi accorgo se ce l’ho e qual è la terapia?

Risponde il prof. Andrea Lenzi, Ordinario di endocrinologia presso Sapienza-Università di Roma e Direttore del Dipartimento di fisiopatologia medica e endocrinologia.

“Il varicocele è una vena varicosa. È la vena spermatica che porta via il sangue dal testicolo sinistra e si va ad infilare ad angolo retto dentro la vena renale, circa 20 cm più in alto. Mentre la vena spermatica destra si va ad infilare ad angolo acuto dentro la vena iliaca con un percorso più breve che consente un maggiore flusso del sangue. A livello del testicolo di sinistra esiste una predisposizione maschile dovuta alla statura eretta: siamo bipedi e questa colonna di 20 cm di sangue pesa sul testicolo e provoca la dilatazione venosa. C’è poi la predisposizione familiare: la mamma, la nonna o la zia avevano vene varicose, così il nipote, il figlio o quel che sia avrà il varicocele. Di per sé è un insieme di vene dilatate che si sente al di dietro e al di sopra del testicolo di sinistra. Come le donne che si autopalpano il seno e scoprono il tumore al seno, così anche i maschi si dovrebbero autopalpare il testicolo almeno uno volta al mese ogni due mesi e vedere se ci sono bozzetti sulla superficie. Eviteremmo così i tumori testicolari che sono i tumori più diffusi tra i 20 e i 40 anni. Autopalpandosi il testicolo tra il pollice, l’indice e il medio delle due mani possono sentire se dietro al testicolo di sinistra c’è questa serie di spaghi, vermicelli. È un pacchettino venoso formato da queste piccole vene un po’ dilatate. In generale, quando un uomo ha un varicocele deve controllare più di altri lo spermiogramma e farlo nel tempo, perché il varicocele non sempre determina un danneggiamento del liquido seminale ma se lo determina è sicuramente una causa da eliminare. Oggi c’è la scleroembolizzazione, l’approccio venoso in radiologia interventistica al varicocele. Si tratta di una tecnica ambulatoriale di Day hospital non invasiva e senza necessità di sala operatoria”.