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Ad Auschwitz sopravvissuti raccontano inferno Shoah a studenti

Cracovia (Polonia) – “Vi rendete conto di dove siamo ragazzi? Questo e’ un posto di morte”. Non trattiene le lacrime, Sami Modiano. Il sopravvissuto alla Shoah oggi con il suo racconto fa rivivere la tragedia dello sterminio nazista ai 500, fra studenti e insegnanti, del “Viaggio della Memoria” organizzato dalla Regione Lazio in Polonia. Sui binari della ‘Judenrampe’, dove i deportati venivano fatti scendere dai treni e selezionati per il lavoro o la morte, tutti sono in silenzio ad ascoltare le sue parole. Qui, ad Auschwitz e Birkenau, morirono 900mila dei circa 6 milioni di ebrei uccisi durante il nazismo.

“Viaggiammo per un mese per arrivare qui in questo treno della morte, in condizioni disumane- ha raccontato- Era il mattino del 16 agosto del 1944, ero un ragazzo come voi, avevo 13 anni, non sapevamo cosa ci aspettava. Ci buttarono giu’ dal treno come sacchi di patate e ci ritrovammo in un inferno. Ci divisero e ci fu una reazione. Uccisero un padre in tre massacrandolo di botte perche’ non voleva separarsi dalla figlia”. Modiano ha dovuto interrompere il suo intervento per la forte emozione provata nel rievocare i ricordi. Molti, tra ragazzi e insegnanti, lo hanno raggiunto per esprimere la loro vicinanza.

Il cammino e’ proseguito verso i forni crematori dove gli ebrei venivano ammassati e uccisi con gas velenosi. Un orrore che non finiva con la morte, e continuava a tormentare i vivi. “Shlomo disse che sapeva tagliare i capelli, pensava che avrebbe fatto il barbiere- ha raccontato Marika della tragica storia del marito, Shlomo Venezia- Gli dettero una grande forbice e lo misero di fronte ai forni. Doveva tagliare i capelli ai cadaveri delle donne, che venivano riutilizzati per riempire cuscini e altre cose. Non era solo a farlo, come lui molti altri erano messi a fare quel lavoro”. “L’odore sgradevole era continuo- hanno spiegato le sorelle Bucci- ma noi eravamo piccole e non capivano cosa accadeva”. “Vedevamo i camini ma non sapevamo cosa erano- ha testimoniato Modiano- Chiedemmo agli altri prigionieri se avremmo rivisto i nostri cari. Ci indicarono il fumo che usciva dai camini e dissero: quelle sono le loro anime”.

Davanti alle rovine dei forni e’ stata pronunciata una preghiera e suonato lo ‘Shofar’, un piccolo corno di montone il cui suono simboleggia l’adunanza in occasione delle festivita’ religiose ebraiche. “Suonandolo qui- ha detto Ruth Dureghello- Si richiamano le anime dei milioni di ebrei morti. Dopo anni questo suono e’ anche un messaggio a chi voleva distruggerci: siamo ancora qui”. La ‘distruzione’ messa in atto dal Reich era anche un piano per annientare l’identita’ e la dignita’ dei prigionieri, come testimonia anche il libro di Primo Levi, cui questo viaggio e’ dedicato. Poco piu’ in la’ dei forni, in un capannone, gli scampati alla prima selezione ne subivano un’altra, venivano spogliati, rasati e tatuati. “Mamma si fece tatuare per prima- ha raccontato Tatiana Bucci- Si porgeva il braccio sinistro e si veniva punti con una penna speciale. Usciti da qui mamma fu messa in quarantena e a noi ci portarono nella baracca dei bambini”. “Ci diedero l’ordine di denudarci- ha detto Sami Modiano- e c’erano persone che ci rasavano e poi ci disinfettavano barbaramente. Poi ci lavammo nelle docce e ci diedero i pigiami a righe. Poi fuori ci marcarono, mio padre e me, io ebbi il b7456. Capimmo che ci toglievano la dignita’ ed eravamo diventati dei numeri”.

Ai bambini non fu risparmiata la tragedia dell’Olocausto, a Birkenau ne furono deportati circa 220mila e furoni quasi tutti uccisi subito, tranne quelli che finirono nel Kinderblok. “Giocavamo tra i cumuli di cadaveri. Non piangevamo ne’ chiedevamo di nostra madre”, ha detto Andra Bucci raccontando come si svolgeva la vita dei bambini. Aveva 4 anni quando fu portata a Birkenau assieme alla sorella Andra, che ne aveva 6. ” Nella mia testa pensai che noi ebrei dovevamo vivere cosi’- ha detto Tatiana- C’erano cumuli di cadaveri dappertutto tra le baracche. Ci abituammo alla morte”. Al termine della visita a Birkenau, il gruppo si e’ spostato al museo di Aushwitz, dove negli edifici del complesso sono conservati oggetti personali dei prigionieri e stampe di fotografie. La giornata e’ terminata con la deposizione di una corona da parte di un gruppo di consiglieri regionali del Lazio ai piedi del Muro delle fucilazioni, in onore delle vittime della Shoah.

Portare i ragazzi nel Viaggio della Memoria assieme ai testimoni della Shoah “e’ il modo migliore per affrontare il tema e per responsabilizzarli”. Lo ha detto oggi il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio. “Il tempo passa- ha aggiunto- quindi diventa sempre piu’ complicato ogni anno, pero’ questo passaggio da testimone a testimone, di generazione in generazione, e’ l’obiettivo che ci stiamo dando. La conoscenza si fa con le nozioni storiche, vedendo i fatti ma si fa anche costruendo una dimensione emozionale affettiva per capire i vissuti delle persone. Sei milioni puo’ essere un numero che dice tutto e dice niente, la vita di una bambina di sei anni buttata in questa situazione, senza poter piu’ riconoscere la vita dalla morte- ha concluso riferendosi alle testimonianze delle sorelle Bucci- ha un significato straordinario che entra immediatamente dentro al vissuto di questi ragazzi”.

“Anche quest’anno si sta concludendo questo viaggio con tantissime scuole delle periferie, professionali delle province. Vogliamo portare davvero tutta la Regione a fare un’esperienza collettiva come quella del Viaggio della memoria. A settembre poi partira’ un’altra iniziativa, porteremo nel Viaggio della memoria 150 professori e professoresse delle scuole del Lazio per trasmettere non solo nozioni ma un’esperienza umana, culturale che continuera’ in quest’impegno di diffondere nella scuola la consapevolezza di quanto e’ avvenuto”. Lo ha detto il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, oggi ad Auschwitz-Birkenau, in Polonia, nel corso del Viaggio della Memoria sui luoghi della Shoah.