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Giovani. Cnr: solo il 50% vuole l’università, no volontariato e tolleranza verso rischio

'Gap - Giovani alla provaRoma – Solo la meta’ dei giovani di Roma e provincia vuole andate all’universita’ una volta terminatigli studi. È quanto emerge dal progetto ‘Gap – Giovani alla prova’ a cura dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr condotto su 2.000 studenti di 17 scuole secondarie di secondo grado della Citta’ metropolitana. La ricerca, presentata questa mattina presso la sede dellaRegione Lazio, ha evidenziato come il 30% dei ragazzi desideralavorare e, appunto, il 50% andare all’Universita’, quota decisamente piu’ bassa rispetto a dieci anni fa, quando siattestava al 65,8%, ma leggermente piu’ alta rispetto agli anni appena trascorsi.

Il 20% dei ragazzi sono invece incerti rispetto al propriofuturo. E ancora, piu’ determinate a proseguire nella formazionesono le ragazze: il 60% contro il 43% dei maschi, piu’ proiettativerso la ricerca di un’occupazione (35% contro il 23% dellefemmine), ma anche piu’ indecisi (22% contro 17%). Nelle scelte,lo ‘status sociale’ conta: la prospettiva di iscriversiall’universita’ e’ piu’ elevata tra i benestanti (62%) ediminuisce tra i ragazzi di ceto inferiore (45%).

“Si evidenzia tra le nuovegenerazioni l’intenzione di mantenere posizioni lavorativeanaloghe a quelle della famiglia di origine, una stagnazionedell’ascensore sociale”, spiega Antonio Tintori dell’Istituto diricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglionazionale delle ricerche (Irpps-Cnr) e responsabile del progetto. Lo studio ha chiesto ai ragazzi di Roma e provincia di esprimersisu, bullismo, consumi di droghe e alcol, diversita’ eimmigrazione, reti sociali e tempo libero. Nonostante solo la meta’ dichiari l’intenzione diimmatricolarsi, l’Universita’ e’ ancora considerata da moltiun’esperienza importante (80%) per trovare un buon lavoro, soddisfare i propri interessi e come fonte di cultura. Le professioni ambite spaziano dal settore tecnico-ingegneristico (16%), a quello sportivo (12%) o turistico-enogastronomico (11%). Se si guarda alla sfera delle relazioni amicali, i luoghiprivilegiati per tessere rapporti interpersonali rimangono lapiazza o la strada (63%), soprattutto per chi abita fuori citta’, ma l’indagine conferma che nel tempo libero – piu’ di 4 ore algiorno per il 40% circa degli studenti – la navigazione ininternet e l’uso di smartphone o altri device e’ l’attivita’ piu’gettonata, seguita da ascolto di musica, pratica sportiva e – conpercentuali minime – apprendimento di uno strumento musicale (3 ragazzi su 100), frequentazione di musei, mostre e teatro (2%), attivita’ di volontariato, informazione e socio-politiche (1%).

È stata poi rilevata lapercezione dei comportamenti a rischio. Il consumo di vino ebirra oggi e’ pienamente parte della cultura giovanile ed e’ritenuto una “scelta personale che va rispettata” da 6 studentisu 10, ma 4 su 10 approvano anche quello di super alcolici, hashish e marijuana. Le droghe cosiddette “pesanti” godono diminore consenso, ma le percentuali non sono insignificanti: l’usodell’eroina, ad esempio, e’ approvato dall’8% e il 15% non siespone, ritenendo che solo conoscendo la situazione specifica sipossa dire se la scelta e’ rispettabile o stigmatizzabile, quotache sale al 16% e 19% rispettivamente per acidi-droghe sintetichee cocaina. Un basso livello di condanna tocca anche i fenomeni didevianza: i maschi, e gli stranieri, in particolare, esprimonogiudizi non contrari al bullismo (il 31% dei maschi contro il 21%delle femmine; il 31% degli stranieri contro il 26% degliitaliani). Il sexting e la dating violence (molestie di variogenere) sono tollerati addirittura dal 50% dei maschi (contro il22% delle femmine). Il razzismo e’ piu’ presente tra i giovaniitaliani, mentre anche l’omofobia e il sessismo sono giudicatimeno gravi dai maschi. “Quello che e’ emerso dalla ricerca deve spingere a delleriflessioni molto profonde- ha aggiunto Tintori- da una partec’e’ una ditta affezione verso l’universita’ e verso ilproseguimento degli studi dopo queli superiori, Dall’altra questigiovani sembrano non per capire la reale complessita’ dellasocieta’ verso cui andranno ad affacciarsi. C’e’poi un certolassismo verso quelli che dovrebbero essere i comportamenti arischio. A questo proposito il bullismo sembrerebbe un elementosottostimato nell’indagine, in realta’ non e’ cosi’, la verita’e’ che molte persone, non sono consapevoli di quali siano i gestida ritenere bulli”.