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Ha un disturbo emotivo certificato, si rifiuta di farsi seguire regolarmente da uno specialista…

Mio figlio di 14 anni che frequenta il primo anno di un liceo scientifico non ha più interesse per la scuola! Dopo un periodo in cui aveva ripreso la frequenza regolare non vuole più andare a scuola. Oramai l’anno è compromesso e lui lo sa, ha fatto un numero di assenze al di sopra del limite massimo concesso.
Ha un disturbo emotivo certificato da un neuropsichiatra di cui la scuola è al corrente ma si rifiuta di farsi seguire regolarmente da uno specialista. Noi genitori abbiamo cercato un sostegno di uno specialista e seguito le sue indicazioni. La situazione è andata avanti con alti e bassi fino a questo momento in cui lui si sta assentando da scuola. In questo momento reagisce agli stimoli dei suoi amici, coetanei, ma solo se loro lo cercano. Altrimenti lui non si fa avanti e preferisce stare a casa. Sappiamo che queste dinamiche richiedono dei periodi lunghi per essere risolte ma tutto ciò collima con i tempi brevi a disposizione per recuperare la situazione scolastica. Non vorrei che una bocciatura pregiudichi ulteriormente il suo stato emotivo. Cosa fare per prepararlo a questa eventualità? Noi cerchiamo di fargli capire che la scuola è importante per lui, che non esistono scuole difficili e scuole facili ma dipende tutto dall’impegno che lui mette. Ma sembra non ascoltarci. Continua a dire che la scuola non serve a nulla e continua a dimostrare disinteresse verso la stessa e verso lo studio. Premetto che la nostra è una famiglia in cui si è sempre data molta importanza all’istruzione, allo studio e alla lettura. Siamo entrambi laureati e parliamo più lingue. Abbiamo viaggiato tanto e sempre cercato di far capire ai nostri figli l’importanza della “conoscenza”. Il fratello di 12 anni è completamente l’opposto: dinamico, con molte passioni ed interessi. Noi non abbiamo mai fatto paragoni! Anche il maggiore, di cui sto parlando, è sempre stato responsabile e bravo a scuola (scuola media) educato e rispettoso! E’ cambiato completamente. Ho anche parlato con i prof per sapere se era successo qualcosa a scuola, ma mi hanno detto di no.
Volevo aggiungere che non esce e non frequenta cattive compagnie! Lui sta bene a casa. Tra l’altro non viviamo in città per cui per lui è impossibile uscire senza essere accompagnato con la macchina. In casa non si isola nella sua camera ma è sempre in mezzo a noi anche se magari non partecipa ai colloqui.

Betta


Cara Betta,
immaginiamo non sia un periodo facile per vostro figlio ma anche per voi genitori che in qualche modo vi state attivando su più fronti per essergli di aiuto. Premettiamo che l’adolescenza è di per sé un periodo carico emotivamente e a volte faticoso, avvengono profondi cambiamenti sia sul piano interno che su quello esterno, la criticità sta proprio in questi passaggi che non sempre vengono vissuti con serenità. l’umore è spesso altalenante ed è proprio in questa altalena di emozioni che l’adolescente può sperimentare una confusione e smarrimento. Inoltre un ulteriore passaggio è rappresentato dall’ingresso alla scuola superiore, contesto del tutto nuovo nel quale  occorre, con i propri tempi interni estrememante soggettivi, trovare un nuovo equilibrio. Non è facile inserirsi in un mondo sconosciuto dove compagni, docenti, materie, modalità di studio sono tutti elementi che possono spaventare rendendo la frequentazione della scuola una realtà più difficile. Eppure alle scuole medie vostro figlio sembrava essere responsabile, bravo e rispettoso.
Un aspetto su cui si può fare una riflessione è proprio la scuola come istruzione alla quale come tu stessa scrivi la tua famiglia ha sempre dato una certa importanza, d’altra parte gli esempi genitoriali di adulti competenti, multilingue e laureati e del fratello minore anch’egli bravo e con tante passioni, può in qualche modo, anche se inconsapevolmente ,agire sulla fragilità di vostro figlio in questo momento particolare della sua vita. Provare quindi ad allontanarsi dal sistema scuola e avvicinarsi maggiormente a lui, ai suoi vissuti più profondi, ad entrare in quella sua solitudine dentro cui sembra essersi chiuso (anche se sembra essere presente a livello familiare ma in realtà partecipa poco).
D’altra parte è stato certificato un disturbo emotivo che necessiterebbe di essere seguito in uno spazio in cui poter lavorare ed essere aiutato. Immaginiamo non sia facile per voi genitori accettare che, almeno per il momento, si rifiuti di essere seguito da un esperto. E’ però importante che almeno voi come coppia genitoriale continuiate ad avere un vostro spazio per poter essere aiutati ad aiutare vostro figlio. A volte attraverso il lavoro dei genitori si possono avere benefici sui figli, certo sarebbe diverso se si convincesse nel farsi aiutare ma questo potrebbe accadere più in la, quando maturerà una consapevolezza maggiore. Nel frattempo dalle tue parole emerge un forte disinteresse che però forse è a livello più generale e non circoscritto alla scuola, infatti ci sembra di capire che non sia lui a cercare gli amici, piuttosto viene cercato. Dici che sta bene a casa…siete sicuri che sia realmente così? Un ragazzo di 14 anni dovrebbe avere il desiderio di uscire, di intessere le relazioni, dovrebbe essere animato da qualche passione, desideri che sembrano mancare in questo momento a tuo figlio. Forse si può ripartire proprio da qui, provando attraverso un rispecchiamento fargli capire che anche voi da ragazzi avete avuto i vostri momenti difficili e che in qualsiasi età si può aver bisogno di aiuto, se non altro per capire se eventualmente la strada della scuola è quella giusta da continuare a percorrere o se valutare insieme a lui altre possibilità. Capiamo che da parte vostra possa essere difficile mettere in conto che un figlio possa non voler andare a scuola e scegliere magari di trovarsi un lavoro, ma in questo momento va aiutato a sbloccarsi. Se a scuola fosse presente uno spazio di sportello d’ascolto puoi provare ad invogliarlo ad andarci, per trovare una modo per uscire da questo empasse, fargli sentire che dentro di lui ci sono tante risorse a cui attingere anche se a volte si fa fatica a riconoscerle. Valutate insieme a lui se la scelta dell’indirizzo scientifico è quello più adatto a lui e valutate insieme ai docenti, magari con l’aiuto della neuropsichiatra che ha fatto la valutazione, quanto una bocciatura possa avere un’impatto negativo su di lui, alimentando insoddisfazione e sfiducia in se stesso. Riteniamo che creare una rete tra specialisti-famiglia-scuola possa dare buoni risultati!
Speriamo di averti offerto degli spunti su cui riflettere.
Un caro saluto!