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Il mistero della cantina

Quando mi alzavo presto, scendevo giù in cantina a piedi scalzi.
Per andare in cantina, dovevo andare nel sottoscala. Il sottoscala era pieno di vestiti da clown,  zombie, scheletro …e ogni volta incontravo il mio amichetto Zibi.
Zibi era un topino con i denti a castoro, con il pelo grigio e gli occhi giganti.
Passavo lunghi pomeriggi a fissare quel baule che aveva le dimensioni della cassa del tesoro dei pirati. Era marrone con qualche  adesivo di teschi, che avevo messo io quando avevo sette anni.
Un giorno, mentre i miei genitori erano all’estero per lavoro, decisi che era questo il grande giorno.
Scesi correndo nel sottoscala ed entrai in cantina.
Cercai di aprire la cassa, ma non ce la feci; era chiusa.
La girai e dietro c’era una serratura, ma la chiave non c’era.
Io e il mio amichetto Zibi la cercammo per tutta la casa: aprimmo cassetti, gettammo a terra vestiti, spostammo mobili, ma non trovammo niente.
Andai disperato nella biblioteca a cercare qualche libro, che mi avrebbe potuto aiutare.
Entrai in collera e gettai tutti i libri per terra.
All’improvviso, si mise in moto un meccanismo che fece spostare la libreria e permise l’accesso ad un altro vano.
In questo vano trovai due uomini che cercavano di spaccare un vetro, all’interno del quale c’era una chiave.
Loro mi videro ed io scappai e girai la libreria, chiudendoli dentro.
Mi chiusi in cantina con Zibi, a fissare quel baule, in cerca di risposte.
Ma capii che, finchè fossi rimasto chiuso in cantina, non avrei mai combinato niente.
Allora aprii la porta, andai nello studio di mio padre, aprii un cassetto e presi la pistola; poi girai la libreria, ma non c’era più nessuno.
Spaccai il vetro e presi la chiave.
Trovai la porta del sottoscala aperta, i vestiti di zombie a terra, Zibi steso a terra ferito e una lettera accanto al suo corpo, che diceva :”Non credere di esserti liberato di noi, saremo il tuo incubo per sempre …!”
E il baule era scomparso

Nicoletta Franco IIA
ICS Giotto-Cipolla
Palermo