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Allergia al Wi-Fi: esiste davvero?

 

Accendo il telefono e, per curiosità, guardo quante sono le reti Wi-Fi attualmente disponibili intorno a me. Nonostante mi trovi in un angolo sperduto della scuola, in una stanza che si affaccia solo su un cortile interno, le reti disponibili sono cinque.
Questo banale esempio rende l’idea di come sia capillarmente diffusa, oggi, questa tecnologia che fino a venti anni fa era al limite della fantascienza. Nulla di male, se non fosse che negli ultimi anni alcune persone hanno iniziato ad accusare sintomi diversissimi da caso a caso, dal mal di testa a bruciori e arrossamenti, da problemi digestivi a disturbi del sonno, con in comune soltanto la presunta causa: il Wi-Fi.
Rapidamente rinominata dai media “allergia al Wi-Fi”, non senza scopi sensazionalistici, si tratterebbe in realtà di “ipersensibilità elettromagnetica”, abbreviata in EHS, come preferisce definirla l’Oms (certamente con più cognizione di causa). Viviamo infatti in mezzo a onde elettromagnetiche senza accorgercene né ricavarne disturbi, tuttavia queste persone, la cui percentuale sulla popolazione è ancora molto discussa (le stime variano enormemente, dai pochi casi per milione al 5%), ritengono di essere affette da questo disturbo riconosciuto in Europa soltanto da una nazione, l’Austria.
Per fare luce su questo fenomeno, uno studio inglese ha esaminato ben 46 altri studi condotti su più di mille persone in tutto, le quali sostengono di essere affette dall’EHS. Come spiegazione ai malesseri lamentati dai pazienti, i ricercatori hanno tirato in ballo l’effetto placebo, o meglio il suo corrispettivo in negativo, l’effetto nocebo; in definitiva, dichiarano gli scienziati, non è stata trovata alcuna correlazione evidente fra i sintomi e la presenza di campi elettromagnetici.
Non manca però chi ancora crede all’esistenza dell’EHS e accusa un’esposizione costante a questo tipo di radiazioni soprattutto nei bambini quando si trovano a scuola; ed è proprio a causa di questo allarmismo che è stato condotto un esperimento sotto la guida della Commissione Europea, i cui risultati ribadiscono l’assenza di prove. Anche il CNR ha dichiarato che l’adozione di un atteggiamento prudente, in assenza di una valutazione completa dell’ipotetico rischio, è eccessiva.
Insomma, come dice un proverbio latino, “affirmanti incumbit probatio”: ma i sostenitori dell’esistenza dell’EHS non hanno ancora trovato prove scientifiche, e finché non ne avranno le autorità considerano il caso chiuso.

Lorenzo Paciotti
Classe 3E – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze