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Appuntamento al buio

 

Non ci posso credere… le scritte in prima pagina sul giornale ancora mi risuonano in testa. Non può essere veramente successo, è solo un brutto scherzo di qualcuno. Quanto vorrei anche che quel messaggio ricevuto su Whatsapp non fosse vero… Cerco disperatamente nella memoria il suo volto ma è come se fosse un sogno: più cerco di vedere i dettagli, più essi scompaiono. Rivedo il suo sorriso dolce che non potrò più rivedere in nessun altro, i suoi capelli neri sempre eternamente spettinati ma soprattutto i suoi occhi verdi come il mare che mi facevano sognare. Non potrò più vedere nella realtà queste cose, solo in fotografia. Passo per la centesima volta sul suo account Whatsapp: davide leggo ultimo accesso 26/01/16. Quell’accesso che non si trasformerà mai più in un online e ancora meno in un sta scrivendo…
Ancora mi chiedo che cosa abbia pensato prima di mettere male il piede e cadere nel vuoto, ma non potrò mai saperlo. Quel segreto è chiuso ormai in una dimensione che non posso raggiungere. Non riesco a mettere insieme quelle due parole, è impossibile che sia davvero successo. Pensavo di conoscere la realtà ma mi sbagliavo. Conoscevo la morte solo nei libri e, anche se sapevo che c’era, non mi sono mai resa conto che può colpire uno di noi in qualunque momento. È come se fossi stata catapultata all’improvviso nel mondo vero, non quello che vediamo da bambini. Lì è sempre tutto bello, tutto un immenso gioco a cui pensavo si potesse solo vincere. Quindi è questa la realtà? Un mondo in cui la morte può prendere le persone che ami in qualunque momento? Che senso ha allora affezionarsi a qualcuno? Rischieresti continuamente di perderlo.
Improvvisamente un suono del mio cellulare attira la mia attenzione. Trattengo a stento un grido. Davide ti ha scritto. No non è possibile: saranno i suoi genitori è certo. Mi tranquillizzo, ma che vado a pensare? Che i morti risorgono?
“Ciao, sono Davide. E, credimi, sono io. Vieni stanotte a mezzanotte nel parco”
Ci sarò, Davide. Non importa se è uno scherzo, se c’è solo una speranza di rivederlo non la voglio perdere per nulla al mondo.
A mezzanotte sono già nel piccolo parco in cui da bambini venivamo a giocare, mi mancano quei tempi. Le campane suonano e un vento feroce mi avvolge. Resto calma però sono sicura che è lui, il vento però non si placa e la paura inizia ad invadere il mio corpo. Improvvisamente il tempo è come se si fosse fermato e la luna compare da dietro una nuvola e qualcuno compare davanti a me. Davide. Sembrerebbe quello che conoscevo, ma tutto il suo corpo è avvolto da una luce azzurrina che dà qualcosa di irreale. “Ami..” dice lui con una voce lontana come… un ricordo.
“Ma sei reale?” chiedo, anche un po’ spaventata.
“Sono come hai pensato prima… un ricordo. Guarda!” e, prendendomi per mano, mi porta più in là. Il panorama è cambiato, è giorno e due bambini stanno giocando sul prato. Uno di loro con i capelli nerissimi dice: “Giochiamo ai pirati” e la bambina accanto a lui lo tira via verso il loro nostro rifugio segreto. Il nostro. La scena cambia e siamo più grandi, il giorno in cui ci siamo separati per la prima volta, le lacrime scorrono sui nostri visi e noi ci abbracciamo.
I ricordi, i nostri momenti passati insieme mi passano davanti agli occhi, poi però torniamo nel parco buio.
“Ora, svegliati, ma ricorda: le vere amicizie durano per sempre e superano anche la barriera che ora ci divide” e, detto questo, mi ritrovo in camera mia a fissare il soffitto.
“Me lo ricorderò, promesso” ho pensato, prima di sorridere per la prima volta da giorni.

Sara La Torre
Classe 3B – Scuola Secondaria di primo grado “Pieraccini” di Firenze