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Arnold, un super-amico

 

“Prego, anche per oggi abbiamo finito, può andare.”

Era già la terza volta che ci ero andato quella settimana. “La prossima volta ci sta che venga con te”, “vedrai che ti fa bene!”. Avevo visto eccome… fino a quel venerdì gli incontri, come piaceva chiamarli a loro, mi erano costati almeno quindici o venti euro di tram, roba da pazzi!
Sai tu cosa ci puoi fare con quella cifra? Uscire la sera e non offrire niente a nessuno, perché, beh, tu hai solo una quindicina d’euro, prova a sentire qualcun altro. Camminare per strada con l’andatura sicura di chi è pronto a ogni evenienza, ma senza alcun tipo di peso o paura. Si riconoscono quelli con il passo da quindici euro o almeno io li riconoscevo. E poi erano il prezzo di qualche birra al Bovaro.
Così anche quella sera decisi di andarci e non feci a tempo a sedermi che…
“Ciao Esposito!” mi sentii chiamare alle spalle. Era Otisopse, Arnold Otisopse o almeno così gli piaceva presentarsi. Era straniero, ma aveva una parlantina che avresti detto che era appena uscito da uno di quei convegni i politici. Non ricordo bene da quanti anni ci conoscevamo, una quindicina forse, e spesso mi chiedevo cosa ci facesse un austriaco con un cognome del genere in un paesino di campagna come il mio.
La realtà, però, è che non sentii mai il bisogno di chiederglielo. Ci sedevamo, ordinavamo qualcosa e iniziavamo a parlare da dove ci eravamo interrotti la sera precedente, come se dovessimo raccontarci un film a puntate. Affrontavamo gli argomenti più disparati: politica, sesso, economia, donne, calcio, sesso, motori, fumetti, cinema, sesso, denaro, informatica e qualche volta ricordo che toccammo anche la tematica del sesso, ma mai discutemmo dei miei incontri.
Non sono mai stato una persona particolarmente bisognosa di rapporti sociali, ma Arnold era il maestro che non avevo mai avuto, gli capitava spesso di correggermi, di dirmi di sì o di no, di insegnarmi il senso del dovere e il rispetto per la norma, per le convenzioni. Non era uno da grandi spiegazioni, ma riusciva sempre a non rendermi pesanti o noiose quelle sue “lezioni”, le sentivo come se uscissero da sotto e non calate dall’alto. E poi avevamo le stesse passioni e pressoché le stesse abitudini… inquietante, insomma, era semplicemente inquietante l’intesa che avevamo. Avevo anche la strana impressione che lui sarebbe piaciuto agli altri più di me, sapeva sempre cosa era corretto e cosa non lo era, e per il resto era esattamente come me. Un superme! Ecco, qualche squinternato lo avrebbe definito così.
Dopo qualche ora al Bovaro, ricordo che quella sera tornai a casa e, non riuscendo a prendere sonno, mi misi a cercare qualcosa di decente in TV. Terminator 2, Schwarzenegger, bingo! Ero innamorato di quell’attore e devo dire che per me non ha ancora mai perso il suo fascino, piaceva un sacco anche all’Otisopse. Tra un inseguimento e una sparatoria ebbi il tempo di rifletterci, non ero uno squinternato io, ma ancora non trovavo la giusta definizione… AMICO! Ecco, Arnold per me era un vero amico.

“Prego, anche per oggi abbiamo finito, può andare.”

Pensavo che quello sarebbe stato l’ultimo incontro, o almeno così mi avevano detto, ma decisero di prolungarne la serie per un’altra settimana ancora e non ebbi l’opportunità di oppormi. Già avevo fatto il conto: avrei speso in totale addirittura trenta euro di tram! Ma le cifre tonde mi erano sempre piaciute e, del resto, anche Arnold se fosse stato in me ci sarebbe andato, che senso del dovere che aveva lui!
Così, pensando queste cose, decisi di tornare dal Bovaro, dove ovviamente trovai il mio amico (come ero contento di poterlo chiamare così!) Otisopse.

“Ciao Arnold!”
Incredibile! Lo salutai io. Arnold non era mai stata una persona particolarmente bisognosa di rapporti sociali, ma fino ad allora era sempre stato lui a salurtarmi per primo. Non importa, mi sedetti e cominciammo a parlare come eravamo soliti fare.
Era come invisibile, tirai fuori tutti gli argomenti di cui parlavamo più spesso (ricordo che insistetti molto sul cinema, non so come ma riuscivo sempre bene a collegarlo al sesso), ma niente, era intangibile quella sera, non pervenuto. Intendiamoci, non lo vidi mai parlare con qualcun altro all’infuori di me, ma non pensavo che sarebbe mai arrivato a esaurire le sue parole con me, era mio amico!
Quella sera tornai a casa più velocemente del solito, mi misi dentro le lenzuola, appoggiai la testa sul cuscino e mi addormentai subito.

“Finalmente ci siamo, Esposito! Lei è stato uno dei casi più impegnativi che io abbia mai avuto, sono ormai quindici anni che la sottopongo alle mie sedute. Capisco che non volesse collaborare, da queste parti il mio mestiere non gode di grande reputazione, ma mi ha fatto piacere vedere che comunque sono riuscito a ottenere i risultati auspicati, nonostante la sua scarsa voglia di applicarsi e la mancata fiducia nel mio metodo. Adesso può andare a casa e non tornare più da me, abbiamo finito il nostro ciclo di sedute, lei è guarito! I suoi parenti mi riferiranno i risultati e i miglioramenti che questo porterà alla sua vita sociale e privata. Un’ultima cosa Esposito, torni direttamente dalla sua famiglia stasera, non faccia tardi al bar, mi raccomando con lei. Tante cose, arrivederci!”

28,29,30! Li contai tutti i trenta euro di tram spesi per quel borioso di uno psicanalista (almeno finalmente avevo capito che lavoro faceva quello squinternato). Pensai subito di andare dal Bovaro per raccontare tutto ad Arnold ma, una volta entrato, non lo trovai, così come la sera successiva e tutte le sere a seguire.
Ho risparmiato molti soldi del tram in questi ultimi anni…

Andrea Ceredani
Classe 5D – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze