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Il “buco nero” dell’arte

 

La sala era buia, con la mano avanzavo sul muro in cerca dell’interruttore che mi avrebbe permesso di vedere, finalmente lo trovai e lo premetti. In quel momento mi accorsi che non era una sala quella davanti a me, ma una galleria d’arte. Inquietanti lampadari sorvolavano il lungo corridoio, freddi come l’aria che mi circondava, caldi come il timore che cresceva sempre più dentro di me. Il pavimento era a scacchiera ed i muri erano ricoperti da una carta da parati color senape. Feci quattro passi e poi mi fermai davanti ad un quadro che rappresentava un notturno paese arabo con la luna che illuminava una donna sotto una palma. Ad un tratto un rumore improvviso mi fece sobbalzare: mi girai ma non c’era nessuno, mi voltai verso il quadro per contemplarlo ma la ragazza non c’era più, allora raggiunsi il secondo quadro alla destra, che raffigurava un giardino inglese con la nebbia, la pioggia e in lontananza si intravedeva un vecchio signore con l’ombrello. Il rumore di prima mi fece nuovamente rabbrividire ed io mi girai timoroso per un attimo, ma vidi come la volta precedente, solo il resto della galleria in silenzio. Questo mi successe per tutti i personaggi: dopo l’insolito rumore da ogni quadro erano scomparsi il cane con il campanellino, la signora con la pelliccia, il samurai nero, il ragazzo davanti allo scrittoio e tanti altri!
Mi attrasse in particolare il quadro coperto da un telo color cenere in fondo alla galleria. Mi avvicinai lentamente, senza fiatare, ma il custode mi richiamò perché l’orario di visita era finito e me ne dovevo andare. Non mi era mai successo di aver avuto timore dentro un museo: sono un critico d’arte!
Il giorno dopo mi recai ad un’altra mostra contemporanea davvero interessante, la stranezza di quei quadri era che in ognuno vi erano raffigurati (in disparte) tutti i personaggi spariti dalle raffigurazioni della galleria del giorno prima. Impossibile, ma vero. Ero determinato, sarei tornato ad ammirare il misterioso quadro velato che da allora viaggiava tra i miei pensieri, per cui decisi che sabato ci sarei andato con meno timore.
I giorni passavano ed il mio lavoro procedeva al meglio senza interruzioni di pensieri distorti. Finalmente arrivò sabato. Era una giornata calda e afosa, per cui andai a piedi e, tra una sosta e l’altra, arrivai per le quattro, rimasi molto deluso da quello che vidi, ma soprattutto da quello che lessi…. Il museo era chiuso a causa dei lavori di restauro!
La sorpresa mi intristì e mi condannò a tornare indietro ripensando a cosa avrei scoperto sotto quel velo sinistro. Erano già passate le sette quando rincasai poiché per la mia delusione e per la rabbia girovagai per le strade della città senza meta. La sera, dopo essermi coricato e aver riletto il mio nuovo articolo sulla Dama con l’ermellino mi infilai sotto le coperte, chiusi gli occhi e mi misi a pensare… e alla fine mi addormentai. Mi risvegliai alle cinque della notte, bevvi mezzo assonnato un bicchier d’acqua, poi per mezz’ora pensai a come avrei potuto comprarmi una casa più grande e fu proprio questo che mi fece ricordare mio zio il quale mi aveva lasciato in eredità la casa in cui vivevo da anni, mi ricordai che lui era un pittore e che lo criticavo sempre. Era stato un uomo strano, quando morì mi disse che avrei dovuto cercare a fondo l’anima della sua casa. Lui aveva dipinto un solo quadro in tutta la sua vita, che portava con sé in ogni suo viaggio, mostrandolo solo alle persone di cui si fidava che poi misteriosamente sparivano. Dopo la sua morte il quadro era andato perduto come il segreto che portava con sé da anni. Per pura curiosità mi recai in cantina dove regnava la polvere ed il caos. Mi ero deciso a rimettere a posto tutto e lo feci. Per ripulire il pavimento spostai la libreria e scoprii un quadro coperto da un telo color cenere. Era davvero identico al quadro del museo che non ero riuscito a scoprire. Per la curiosità alzai delicatamente il velo e scoprii…
Un rumore pervase la cantina… era accaduto di nuovo!
Adesso il quadro non era più coperto e si potevano benissimo vedere tante facce scolpite dallo stupore su uno sfondo nero, l’ultima era la faccia del critico d’arte che cinque secondi prima aveva svelato il quadro.

Nella galleria era apparso un nuovo quadro che rappresentava una cantina dove regnava la polvere e il caos, nello sfondo un uomo di spalle dava l’idea di guardare qualcosa…

Matilde Checconi
Classe 2D – Scuola Secondaria di primo grado “Pieraccini” di Firenze