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CoHost, studenti maestri d’integrazione attraverso la tecnologia

Roma – Una scuola che accoglie, dove gli studenti sono protagonisti dei processi di integrazione attraverso il linguaggio digitale. È questo il modello proposto da CoHost, l’iniziativa promossa da Fondazione Mondo Digitale e Microsoft, nata dall’esperienza del progetto pilota RefugIS con l’obiettivo di facilitare l’integrazione e l’alfabetizzazione funzionale e digitale dei cittadini stranieri e presentata stamattina all’istituto di istruzione superiore ‘Leonardo Da Vinci’ di Roma alla presenza del sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno Domenico Manzione.

Sei le scuole coinvolte in cinque citta’ (i.i.s. ‘Leonardo Da Vinci’ e i.i.s. ‘Croce-Aleramo’ di Roma, i.i.s. ‘Nitti’ di Napoli, i.t.i. ‘Marconi’ di Catania, i.t.e. ‘Piria’ di Reggio Calabria, i.i.s. ‘Verona Trento’ di Messina) con oltre 1000 studenti delle scuole superiori di secondo grado nel ruolo di facilitatori sociali, digitali e culturali, e 1000 cittadini stranieri in formazione.

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Un progetto che si svolge con il patrocinio del ministero dell’Interno e che ha attivato al suo interno una rete di soggetti che si occupano a vario titolo di accoglienza: lo Sprar Centro Enea e la Croce Rossa di Roma, il Cpia 1 di Napoli, la comunità di Sant’Egidio e il Cara di Mineo di Catania, la Caritas di Reggio Calabria e la comunità di Sant’Egidio di Messina. “Questo progetto si lega al nuovo modello di educazione che tentiamo di diffondere- dichiara il direttore generale della fondazione Mondo Digitale Mirta Michilli-. L’educazione così com’è oggi- aggiunge-, non attrezza i giovani alla modernità, perché ci sono sfide epocali da affrontare. Da una parte quella dell’immigrazione, che ha bisogno di più coraggio, più leadership; dall’altra l’avvento della tecnologia digitale che cambia continuamente il mondo professionale”.

Tecnologia digitale che è stata linguaggio ponte tra culture diverse, chiave comunicativa fondamentale tra migranti e ‘i-tutor’, quegli studenti che, al loro fianco, si sono messi in gioco come facilitatori naturali dei processi di inclusione sociale, per costruire e sperimentare un modello innovativo di integrazione. “Era un pomeriggio- racconta a diregiovani.it il dirigente scolastico Irene De Angelis Curtis-. Avevamo questo gruppo di ragazzi stranieri sul marciapiede. Li abbiamo accolti e c’è stato un attimo di respiro sospeso, sia da parte dei ragazzi ospiti che dei nostri, perché era l’incontro tra due mondi diversi. Pian piano- continua- hanno cominciato a parlare in inglese, francese e si è sciolto questo attimo di tensione. Alla fine del pomeriggio ogni ragazzo italiano ha detto: “Che bello, ho un ragazzo a cui insegnare qualcosa. Mi sento partecipe di una cosa importante”. Abbracci, saluti,  è stata veramente un’emozione infinita”.

Anche gli studenti nel corso della conferenza hanno raccontato come quest’esperienza li abbia aiutati a mettere in discussione pregiudizi e ad entrare in contatto con la realtà: “Ho avuto modo di conoscere le loro storie, ho stretto amicizia- racconta Edoardo, riferendosi alla sua esperienza di i-tutor con i migranti-. È stato interessante anche vedere la loro voglia di imparare. Voglio quindi fare due appelli- aggiunge-. Innanzitutto ai miei coetanei, invitandoli a non avere più pregiudizi. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole, però quando si entra in contatto con la realtà si capisce meglio la storia. E poi- conclude- un appello anche alle istituzioni perché, secondo me, noi abbiamo la possibilità di fare qualcosa di concreto”.

E di cose concrete i migranti ne hanno imparate molte, proprio a partire dall’uso del computer: pagare un biglietto del treno, consultare gli orari degli autobus, cercare lavoro, cercare un indirizzo, scrivere una storia. Alla base di questo percorso di formazione la formula della terza accoglienza, che si avvale di tre componenti fondamentali: le tecnologie, il social learning e l’animazione territoriale. La scuola diventa quindi hub per la formazione e l’integrazione di immigrati, che, attraverso attività formative e laboratori a cura degli i-tutor, hanno l’opportunità di apprendere le nozioni dell’informatica di base e di ottenere certificazioni Microsoft, di imparare l’italiano come seconda lingua, di familiarizzare con il coding e l’educazione civica. E ancora un Internet Point per attività di apprendimento autonomo da parte dei migranti, un portale web dedicato con risorse e contenuti didattici open source, eventi e incontri tematici di socializzazione e integrazione e un evento conclusivo che si terra’ il prossimo 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Le scuole e i centri di accoglienza coinvolti in CoHost parteciperanno infatti alla partita di calcio solidale ‘Io ci sono’ che si terra’ in parallelo a Milano, Roma, Napoli, Catania e Messina proprio il 20 giugno.

“Questo progetto si inserisce perfettamente nel tentativo di procedere con l’integrazione dopo la fase iniziale dell’accoglienza- dichiara Manzione-. Abbiamo in tutta Italia progetti altrettanto belli, ma CoHost lo è ancora di più perché i docenti sono gli stessi studenti. Questo- prosegue- promuove la creazione di un rapporto interpersonale tra culture diverse e la conoscenza, fondamentale in un momento in cui il racconto dell’immigrazione è negativamente connotato in termini ideologici, senza sapere cosa succede sull’altra sponda del Mediterraneo. Molti occidentali non riescono a vedere la realtà di 260 milioni di persone che si muovono e questo vuol dire essere veramente ciechi totali. Spero- conclude- che il modello proposto da questo progetto possa essere coltivato ed esportato altrove”.