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Colonizzare Marte? Alla Nasa ci pensano…

 

Uno dei più grandi sogni dell’uomo è sempre stato quello di volare. Ogni bambino, istintivamente, vorrebbe inseguire quegli uccellini che spiccano il volo nel cielo, aprendo le braccia e muovendole dall’alto verso il basso, rimanendo purtroppo deluso dei suoi scarsi risultati. Probabilmente anche per questo l’invenzione dei fratelli Wright è stata una grande soddisfazione, la prova fisica che non tutti gli ostacoli che ci si presentato sono insormontabili. E non è stata la sola: che dire della spedizione della Vostok 1, che vide il primo uomo nello spazio? Con Jurij Gagarin si sono aperti nuovi orizzonti, sono nate nuove mete e soprattutto la speranza in ogni singolo uomo è andata a crescere. Certo, non sappiamo tutt’ora se ciò che è accaduto in quegli anni, dal 1961 al 1969 con l’ultimo vero successo del programma Apollo americano, sia stato attuato a tutti gli effetti o se invece è stato tutto una messa in scena per distrarre la popolazione dalla Guerra Fredda. E se quest’ultima ipotesi fosse vera molte delle prospettive che oggi abbiamo potrebbero risultare solo e soltanto come i sogni che erano all’origine. Nascono molti dubbi, ma dopotutto anche questo fa parte della natura umana. Quando una cosa supera le nostre aspettative, quando non incespichiamo in nessun ostacolo, quando vorremmo azzardarci a fare qualcosa a cui teniamo… siamo programmati a entrare in quella modalità che non definirei poco logorante. E lo stesso è avvenuto negli ultimi anni, anche perché i sogni che un tempo tanto bramavamo di veder messi in opera non sono più stati ripetuti nonostante le nuove scoperte in ambito tecnico e scientifico. E proprio dopo tutto questo tempo nella Nasa sembrerebbe che sia stato innescato una specie di allarme, una sveglia, che potrebbe averla messa in moto in grande fretta. Si stima infatti che entro il 2018 si riuscirà a costruire le prime abitazioni spaziali. Nel 2016, infatti, il Congresso degli Stati Uniti ha offerto alla Nasa fondi pari a 19,3 miliardi di dollari per finanziare i vari settori di ricerca, specificando che almeno 55 milioni, dei 350 milioni donati al programma Advanced Exploration Systems, vengano impiegati nella realizzazione di questi moduli, necessari per l’esplorazione spaziale. A partire dal 18 dicembre 2015, la Nasa avrà 180 giorni di tempo per poter stendere una relazione da dare poi al Congresso, nella quale riporterà ogni utilizzo fatto dei fondi ricevuti. Queste piccole stazioni spaziali, proprio come vediamo nei più bei film di fantascienza, verranno utilizzate per missioni di lunga durata, ma per far ciò è ancora essenziale capire come costruirle ma soprattutto scoprire nuove tecnologie chiave per attuare ciò, senza che risulti un problema. Anche perché queste, a differenza di quello che potremmo intuire, non verranno inviate in territorio lunare; l’orbita del nostro satellite costituirà solo un campo di sperimentazione, nel 2020, di quei prototipi che verranno inventati. La vera sfida che questa volta l’uomo si è posto è quella di raggiungere il pianeta rosso. Marte, dunque, potrebbe esser considerato, nel 2030, il nuovo “piccolo passo per un uomo, ma grande passo per l’umanità”.

Ginevra Comanducci
Classe 2C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze