Compiti a casa? Inutili perdite di tempo

 

“Chiediamo che i compiti a casa siano aboliti, nella scuola dell’obbligo”. È stata questa la petizione online presentata da Maurizio Parodi,dirigente scolastico genovese, sul sito Change.org, che non ha tardato ad ottenere numerose adesioni.
Dividendo la sua richiesta in vari punti, Maurizio Parodi ci spiega perché i ragazzi non dovrebbero più imparare l’ABC, ma solo il BC, ovvero il “basta compiti”.
Gli esercizi assegnati per casa, come ovvio potenziamento alle nozioni ricevute in classe, sarebbero infatti secondo il preside inutili, perché non forniscono un insegnamento duraturo nel tempo. Malsani, in quanto nocivi alla salute perché gli studenti sono costretti a portarsi dietro zaini molto pesanti, ricolmi di libri che – Parodi sembra essersene scordato – forniscono una cultura da generazioni.
Il dirigente inoltre sostiene che i compiti siano limitanti e prevaricanti, perché distruggono il “diritto al riposo e allo svago” sancito dall’Articolo 24 della perché dei diritti dell’uomo. “Dannosi e discriminanti” sono gli aggettivi utilizzati per spiegare il vantaggio che hanno nell’apprendimento gli studenti che hanno un genitore istruito.
Tra i commenti sottostanti alla petizione, molti genitori hanno espresso il loro consenso, esprimendosi favorevoli alla proposta del dirigente scolastico: tra i più famosi, ne appare uno di una madre, che scrive “Fare i compiti col mio figlio dislessico è una vera è propria sofferenza!”
L’acquisizione di cultura e di erudizione personale, secondo questa petizione, ricadrebbe completamente sotto la responsabilità dell’insegnante, e non più sulla coscienza dello studente, che sa che per imparare è necessario esercitarsi il più possibile, e neppure su quella del genitore, che anche se non particolarmente erudito, ha anche come compito quello di instradare i propri figli, aiutandoli come più gli è possibile.
Certe responsabilità non possono proprio essere sostituite: l’apprendimento a scuola e, sì, anche a casa, sono fondamentali, e non possono essere assolutamente rimossi per dei capricci, che siano di un preside dalle idee apparentemente “rivoluzionarie”, o di genitori che non trovano il tempo di seguire i figli, che hanno non poche difficoltà nell’apprendimento di nozioni.
Lo studio, come ogni attività svolta con dedizione e attenzione, comporta dei sacrifici: ma tramite una corretta organizzazione, è possibile conciliare le passioni con lo studio, e vivere gli anni scolastici in modo sereno, e senza troppe paranoie.
Certamente, le cose da modificare nella scuola italiana ci sono, e alcune delle promesse dettate dalla recente riforma della Buona Scuola almeno per ora non sono state mantenute.
Ma, se mai il progetto della scuola ideale sarà mai realizzato in un futuro, che si spera sia non troppo lontano, a mio giudizio questo dovrà contenere in sé anche i tanto temuti compiti a casa, purtroppo anche per quegli studenti che, appena aprono un libro per iniziare a studiare, esclamano “Lo farò dopo, anzi, domani!”

Martina Lucaccini
Classe 5E – Liceo Classico “Galileo” di Firenze