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Continua il Viaggio della Memoria organizzato dal Miur e Ucei

Auschwitz – Oggi si fa fatica ad immaginare i binari come strade di morte. Bisogna andare ad Auschwitz-Birkenau per scoprirlo. E’ quello che hanno fatto stamattina i circa cento studenti coinvolti assieme ad insegnanti e rappresentanti dei genitori nel Viaggio della Memoria organizzato anche quest’anno dal Miur assieme all’Unione delle comunita’ ebraiche italiane (Ucei). Birkenau e’ un campo di sterminio, uno dei tre principali del sistema concentrazionario di Auschwitz in Polonia, concepito inizialmente dal capo delle SS e mente della ‘soluzione finale’ Heinrich Himmler per i prigionieri russi.

Ben presto Birkenau si trasformo’ in una ‘fabbrica della morte’, in cui oltre un milione di persone furono uccise nelle camere che venivano riempite di Zyklon B, un gas letale usato in precedenza per la fumigazione. Una fine atroce, pianificata scientificamente, nei minimi dettagli e a ritmi impressionanti, se si pensa che nel periodo di massima intensita’ delle deportazioni erano circa 6.000 le persone uccise ogni giorno. E poi bruciate nei forni crematori che come puntualizza lo storico esperto di Shoah Marcello Pezzetti: “hanno a che fare con la liquidazione dei cadaveri, non con la messa a morte”. A sopravvivere tra stenti e mortificazioni continue erano in pochi. Tra questi, le sorelle Andra e Tatiana Bucci, scampate all’eccidio solo perche’ scambiate per gemelle. Deportate a 4 e 6 anni, le “bimbe”, come le chiama Pezzetti, furono inviate al Kinderblock per essere studiate da Mengele, il medico che faceva esperimenti sui bambini, “le sue cavie”, e nutriva un particolare interesse per i gemelli.

Andra e Tatiana hanno raccontato ai ragazzi la storia della propria famiglia ieri sera in hotel. La vita a Fiume prima della deportazione, l’arresto, il transito nel campo Risiera di San Sabba, l’arrivo al campo di concentramento di Auschwitz a bordo di un treno pieno e sudicio: “Io non ricordo nulla di Fiume- racconta commossa agli studenti Andra, la piu’ piccola delle sorelle Bucci-. La memoria mi torna dal momento dell’arresto, in quel salotto, quando nostra madre ci disse di prepararci. Ricordo anche la macchina che ci porto’ via”. “Io ricordo le stesse cose- spiega Tatiana-. Altre le ho rimosse per continuare a vivere, a vivere piu’ serenamente”. Riprende fiato Tati: “Dopo l’arresto ci hanno chiusi tutti in una cella a Trieste”. Una cella di cui Andra racconta il senso di spaesamento vissuto “per aver cambiato cosi’ velocemente vita, per essere passate dal caldo delle lenzuola ad un freddo tavolaccio”. Tatiana ricorda: “Pensare a mia nonna mi fa una tristezza terribile. Mi e’ mancata molto, soprattutto dopo, al ritorno. Quelli sono gli ultimi ricordi che abbiamo di lei”.

Il silenzio attento e denso dei ragazzi nella sala conferenza dell’hotel e’ lo stesso silenzio di stamattina tra le baracche del campo. “Il gas cominciava ad agire dal basso, per cui le madri quando se ne rendevano conto alzavano i propri bambini verso l’alto- spiega Pezzetti ai ragazzi durante il percorso nelle strade innevate dei campi-. È la piu’ grande fabbrica di morte mai realizzata dall’uomo, e dal governo di un Paese espressione massima della cultura europea del Novecento. A fare questo e’ stato lo stesso popolo di Goethe”. “Mi viene da piangere pensando a quello che mi raccontava mio nonno su quello che aveva vissuto nei campi” e’ la testimonianza del rappresentante della delegazione sinti, che parla con la voce spezzata dall’emozione.

Emozione che si amplifica al momento della preghiera del rabbino, che conclude il suo intervento suonando l’antico shofar, il tradizionale corno ebraico. La rampa dei treni, il campo femminile, e i resti del Krematorium II, dove il ministro Fedeli ha deposto assieme alle sorelle Bucci un sasso, come da tradizione. E poi il Kinderblok, il blocco dei bambini, dove e’ ancora possibile vedere i disegni, le scritte sui muri e i tavolacci di legno dei letti a castello, e dove Miur e Csm hanno firmato un protocollo per la diffusione condivisa della memoria sulla Shoah. “Questa era la nostra baracca- racconta Andra davanti ai resti coperti di neve-. Non ricordo di aver mai usato i gabinetti o di essermi lavata. Ho visto anche nascere un bambino tra le fessure di un letto. Ricordo che facevamo le battaglie di neve, le nostre giornate erano tutte uguali. Era normale vedere in giro cumuli di cadaveri bianchissimi”. Tatiana dice di essrsi resa conto nei campi di essere un’ebrea: “Pensavamo che gli ebrei dovessero fare questa vita, l’avevamo accettato”.

“Credo che venire su un luogo fisico degli avvenimenti della Shoah abbia portato dentro i ragazzi una testimonianza sulle sue ragioni. Ma io mi auguro davvero che le parole che utilizziamo come adulti, come docenti, presidi e genitori nella vita quotidiana assuma un significato molto piu’ forte. Cioe’: non dimenticare e saper leggere la realta’ di oggi. Questo e’ fare scuola” – ha commentato il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.