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Dentro le storie

 

Era una mattinata di gennaio quando la trovai. Era nascosta nell’edera, che la ricopriva ormai quasi completamente. Se non fosse per Mirco credo che non l’avrei mai trovata. Stavo giocando a calcio con i miei amici quando il pallone volò casualmente verso lo spazio più buio del giardino. Mi avvicino e la vedo: una porta con sopra il numero 13 si stagliava di fronte a me. Sfiorai la sua gelida maniglia, indecisa su cosa fare, poi la curiosità superò la prudenza e girai la maniglia. Un suono roco, come di qualcosa che dopo tanto ricomincia a funzionare, si sprigionò da quella maniglia dorata. La porta con un flebile cigolio si apri e io mi avviai verso l’ignoto.
Dopo una luce improvvisa ci fu tutto buio e davanti a me si estendeva un corridoio all’apparenza infinito. Incerta se continuare o tornare indietro iniziai a camminare lungo il corridoio illuminato da piccole fiammelle comparse da chi sa dove. Sulle pareti c’erano tanti quadri raffiguranti scene di vita quotidiana, dei bambini che giocano su un prato, un cuoco che cucina. Più avanzavo nella penombra però più le immagini diventavano tragiche: degli schiavi che lavorano nei campi torturati dal sole rovente, poi una principe che veniva incoronato re, quindi quadri con scene leggendarie come Artù che tira fuori dalla roccia la spada, Achille alla vista del corpo di Patroclo, Ulisse nella grotta di Polifemo. Continuo la mia camminata ricordandomi man mano storie, ricordi che credevo persi che si erano nascosti troppo a lungo dalla mia mente ma che in fondo al mio cuore c’erano sempre rimasti. Alla fine arrivo alla fine del corridoio, lì mi aspetta un’altra porta e su di essa c’è una scritta: “Oh, viaggiatore, se attraversi questa porta ogni tuo legame con il mondo in cui vivi sarà spezzato ma in compenso potrai scoprire i segreti più profondi dell’universo. Ma ricorda: scegli bene perché non potrai più tornare indietro”.
Qualcosa mi attira verso quella porta dorata come se io fossi un magnete e lei la calamita. Mi avvicino alla maniglia. Tante domande mi girano per la testa, continuare la mia vita di tutti i giorni e dimenticare tutto questo o aprire questa maledetta porta? La mia mano è sulla maniglia e la porta si apre con un minaccioso scricchiolio. Un vento fortissimo mi avvolge mentre io cerco di rimanere in quel corridoio, poi una voce profonda sommerge il vento: “Impara una cosa, il contrario dell’amore non è odio ma indifferenza, ora vai e cerca di seguire questo principio. Per questa volta non ti accadrà nulla ma non sfidare la sorte, Rosy Roviert!”
Mi ritrovai nel giardino con il Sole che mi illuminava il viso, non ero mai stata così felice di essere viva. Mi voltai verso la porta ma essa non c’era più e al suo posto c’era una scritta: “Badate, o voi che entrate, siate coraggiosi e non furbi. È l’unico modo di uscirne vivi”. Un attimo dopo la frase scomparve e io mi voltai verso il Sole iniziando a correre libera come non lo ero mai stata.

Sara La Torre
Classe 3C – Scuola Secondaria di primo grado “Pieraccini” di Firenze