Il drago che amava cucinare

 

C’era una volta, ai confini del mondo conosciuto, il reame di Chi-sai-tu, dove vivevano draghi guidati dal grande sovrano Matteuzzo, che era un drago anche lui ed era piuttosto felice della sua vita, anche se avrebbe tanto desiderato imparare a cucinare. Così al reame di Chi-sai-tu erano arrivati cuochi da ogni punto cardinale, ma il re era davvero scarso nell’arte culinaria, e finiva sempre per combinare pasticci e rovinare tutte le ricette che gli venivano insegnate. Così un giorno decise di andare a trovare la sua vecchia e cara nonnina , che di cucina non se ne intendeva molto , ma era piuttosto brava a insegnare , essendo stata in passato un’importante docente dell’Universidraghi. Con questo prestigio poteva sicuramente insegnare le ricette base della cucina, così al calare del sole il drago sovrano parti per un lungo viaggio per la “Terra dei ricchi“ cosi chiamata perche ospitava draghi molto famosi e ricchi, che evidentemente avevano frequentato la Universidraghi, una gigantesca università per i draghi. La frequentavano i draghi ricchi e famosi. Disponeva di 445 classi di filosofia , 121 classi di lettere politiche , 565 classi di “fuoco”, dove si insegnavano tutte le regole per poter sputare il fuoco solo nelle situazioni necessarie, 889 classi di botanica, 627 classi di mineralogia, 549 classi di informatica, e ben 5595 classi di matematica, 12 piscine olimpioniche, 45 orti botanici, 777 giardini “classali“ cosi definiti dai draghi perche utilizzati per fare esperimenti in classe, 1225 drabar ( i loro bar), 326 stanze tv, 47823 bagni, e poi per finire accanto all’università si trovava il dormidraghio, il dormitorio per i draghi. L’istituto draghesco disponeva di 1000002 stanze, dato che ogni classe conteneva 30 draghi. Le lezioni si tenevano la mattina, poi terminavano a pranzo e tutti i draghi si recavano al dragristorante, il loro ristorante, oppure potevano prepararsi il pranzo da soli nella loro camera, sempre dotata di cucinotto. Poi nel pomeriggio riprendevano le lezioni, e al suonare della campana terminavano.
Matteuzzo amava questa università , che aveva frequentato anche lui da piccolo. Quando fu mattina si sveglio e si ritrovò sulla dranave: la nave dei draghi. Era ancora in viaggio per trovare sua nonna: sarebbero bastati solo dieci minuti e sarebbe arrivato, ma all’improvviso si sentì un grosso boato… la dranave aveva forato. Senza troppe domande Matteuzzo andò dal capitano, scansando i suoi maggiordomi che gli dicevano che aggirarsi su una nave da solo mentre affondava sarebbe stato pericoloso. Appena fece irruzione nella cabina, ordinò ai piloti di dare a lui il comando dello yacht , una pizza alla diavola e qualche bibita. Matteuzzo si mise a vedere il proprio programma musicale preferito cantando e urlando, ma a forza di urla chiuse gli occhi e si addormentò col pilota automatico, per fortuna. Era sera quando sentì le voci lontane di uomini che stavano attraccando e annusò l’aria profumata che c’era in città: era arrivato, finalmente!
Subito si incamminò verso la villa della sua cara nonnina, bevve un succo di frutta, l’ultimo della sua abbondante scorta e suonò al campanello, che risonò rumorosamente per tutta la casa. Vide dalla fessura della porta scendere dagli scaloni una bellissima draga, che andò ad aprirgli con un vassoio con su una aragosta e qualche cipolla. Inizialmente il drago pensò di aver sbagliato orario, ma poi guardò l’orolodrago ed entrò. Vide la sua cara nonnina accoglierlo con un abbraccio fiammeggiante.
Per quella sera a tavola parlarono del motivo per il quale il drago era andato da lei, e decisero che il giorno dopo il nipote avrebbe imparato le regole base della cucina. Così fu, il drago si svegliò presto quella mattina, e subito cominciarono a fare un po’ di pratica ai dragofornelli. Già al calare del sole il drago aveva imparato molto e, fiero di se stesso, si concesse un po’ di tempo libero per permettersi di assaggiare la caramella più grande del mondo, che fabbricavano proprio in quella città.
Il giorno dopo fu cosi, e ancora per tre settimane. Al termine della vacanza-studio il drago non aveva imparato molto, ma le basi della cucina le aveva apprese. Fiero di lui, salutò la nonna e tornò alla dranave ormai riparata e ripartì pensando che non appena fosse arrivato a corte avrebbe organizzato un banchetto per tutto il suo popolo di draghi, e la cosa strana è che avrebbe cucinato tutto lui. Ma subito nella nave fece telefonare ai più esperti apparecchiatori di tavola del mondo e ordinò che, appena fosse tornato, avrebbe voluto trovare un banchetto lungo 1111 km tutto apparecchiato. Cosi fecero e, appena arrivato, Matteuzzo si mise a cucinare per tutto il popolo, ma dopo soltanto 112121 pasti morì.
Questa storia insegna che se uno ha un sogno pur di realizzarlo può anche morire. Ma il drago sovrano non morì tristemente: si spense con la felicità addosso di aver realizzato un sogno e messo a tavola (quasi) tutto il suo popolo.

Maria Bertagni
Classe 1D – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze