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Frantumi di me

 

La mia gemella, la mia migliore amica. La persona che farebbe di tutto pur di vedermi sorridere.
“Quando piango, lei non ride mai”: un atteggiamento assai strano, vista la mia situazione a scuola, con i miei compagni. Può sembrare che io abbia paura delle persone che mi stanno attorno, ma non è così, o almeno credo. L’unica certezza che ho è che la mia gemella non mi lascerà mai: con lei sì che sono me stessa! Sa cose di me che gli altri non potrebbero mai immaginare. Forse a nessuno, esclusa lei, interessa più di tanto dei miei pensieri, dei miei segreti. Ma questo non è un mio problema.
Sì, lo ammetto, questa faccenda di non essere presa troppo in considerazione mi tormenta, ma più che altro mi deludono tutti quelli detti “non interessati”… Mi deludono perché non sanno cosa si perdono: io sono una “tipa” forte, sorrido ogni volta che entro in classe, ma quel sorriso diciamo che non è spontaneo ed è fatto con fatica. Il sorriso vero riesco a farlo solo davanti alla mia gemella e lei naturalmente ricambia senza il minimo dubbio. La trovo sempre nello stesso identico posto, davanti al mio armadio.
Chissà cosa farà durante le sei lunghe ore in cui sto a sforzarmi di capire tutto ciò che dicono i professori, guardando la lavagna multimediale e cercando di disegnarmi un sorriso in volto. Lei di sicuro penserà, escogiterà, organizzerà cose molto più eccitanti. Perché tutto ciò che non riguarda la scuola, i compagni e i professori è di sicuro più interessante. In realtà, a pensarci bene, non è proprio così: nel corso delle ore leggo, rileggo, scrivo e riscrivo; la mia mano, la mia penna si muovono da sole, danzano sul foglio di carta, questo è uno sfogo, un bisogno che sento dentro, ma nello stesso tempo mi rendo conto che peggioro solo le cose… Asociale? Sì, proprio così: lo sono.
Ma non voglio nemmeno immaginare la mia vita con quelle ragazze tutte uguali senza alcuna particolarità che le renda diverse.
Se essere “sociali” vuol dire pensare solo ad avere i capelli in ordine con strane acconciature, stare ore davanti all’armadio per scegliere una delle tante magliette e gonne firmate, allora è meglio essere definite “asociali”.
A dire il vero io sto ore vicino all’armadio, magari non scegliendo capi di alta moda ma per parlare con la mia migliore amica, con la quale trascorrerei giornate intere.
La mia unica ragione di felicità. La mia unica certezza.
Ecco, una certezza svanita, dissolta, probabilmente teletrasportata in un altro mondo.
Torno da scuola con un’infinita voglia di rivederla… ma l’unica cosa che noto, appena passata la soglia della porta di camera mia, sono pezzi di vetro sparsi su tutto il tappeto… vicino all’ armadio…
Me stessa in frantumi.
Silenzio, sgomento, pianto: è come aver perso una parte di me, la parte migliore di me… o forse era quello che pensavo .
“Io sono quello che sono, non quello che la gente vuole che io sia”.
Se la mia sicurezza di avere una persona uguale a me è scomparsa, forse un motivo ci sarà!
Persone come me si trovano da poche parti. Io… l’asociale, io…unica nella mia diversità.

Rachele Nigi
Classe 2B – Scuola Secondaria di 1° grado “Pieraccini” di Firenze