Gatti… gourmet? Vero o falso?

Spesso capita di definire i gatti animali schizzinosi, ma se ci pensiamo bene non sono conosciuti come animali dal “palato fine”, quindi come possiamo spiegare il loro comportamento riguardo al cibo? Pare che le loro preferenze al riguardo siano dovute a una questione di chimica del palato e dell’olfatto, infatti grazie ad un gruppo di ricercatori del Monell Center di Filadelfia che hanno realizzato in merito un recente studio, abbiamo scoperto che i nostri amici felini possiedono ben dodici recettori per l’amaro dei quali sette funzionanti (non è escluso che gli altri non lo siano, almeno in rapporto a sostanze diverse da quelle testate dai ricercatori) che servono loro per identificare cibi utili o pericolosi. Vale a dire: qualcosa dal sapore dolce, e per questo piacevole, segnala la presenza di zuccheri e quindi di energia, mentre qualcosa di amaro segnala la presenza di sostanze potenzialmente tossiche presenti spesso nelle piante. Semplice ma efficace.
Pur non essendo erbivori, i gatti sono riusciti a sviluppare e mantenere questi “sensori” come sistema di difesa naturale. Di fatto il sapore amaro esisterebbe per minimizzare l’assunzione di composti tossici dalla pelle o da altri organi e tessuti di alcune specie predate, per esempio gli invertebrati, i rettili e gli anfibi. In proposito Gary Beauchamp del Monell Center, a capo dello studio, ha proposto di modificare la formulazione di alcuni cibi per gatti in modo da eliminare i retrogusti amari associati ad alcuni sapori (ma nutrienti) in modo da renderli più appetibili e invitanti.
Un altro studio pubblicato di recente sulla rivista “Neuroscience” ha dimostrato che i gatti hanno alcuni recettori in comune con gli esseri umani ma un diverso modo di rispondere ai sapori amari rispetto a quanto facciamo noi.
Da quanto sopra esposto, possiamo ancora una volta confermare che spesso si rimane vittime di alcuni luoghi comuni, che ci inducono a formulare delle opinioni preconcette e talora contaminate dall’apparenza e dal pregiudizio. Possiamo quindi affermare: gatti schizzinosi? No, grazie… ma piuttosto gatti “previdenti” e attenti alla loro salute.

Alice Jennifer Ruffo 1B
Liceo Classico “Galileo” di Firenze