Genitori sotto copertura

Quella sera non avevo alcuna voglia di restare a casa da solo, anche perché mio fratello, che di solito mi teneva compagnia, era uscito con i suoi amici. Sapevo che i miei genitori sarebbero andati a cena verso le venti.
Non era la prima volta che andavano al ristorante con Cristopher e sua moglie ma, stavolta, avevo una strana sensazione che mi provocava un senso di inquietudine. Mio padre e mia madre, infatti, sembravano particolarmente nervosi ed agitati, come se stesse per succedere qualcosa.
Così, non appena vidi i miei uscire da casa, decisi di seguirli. Presi la bici e cominciai a pedalare, senza farmi vedere. Giunti al ristorante, i miei genitori posteggiarono la macchina e si avviarono verso l’ingresso. Entrai anch’io e, senza farmi scoprire dai camerieri, mi nascosi sotto a un tavolo.
Dalla mia posizione osservavo tutto il locale ed, in particolare, l’ingresso del ristorante ed il tavolo dove erano seduti i miei genitori. Tutto sembrava svolgersi normalmente.
All’improvviso irruppero sette uomini vestiti di nero che, dopo un rapido sguardo, si disinteressarono dei presenti e andarono dritti al tavolo dei miei. Li obbligarono ad alzarsi e li trascinarono via con forza.
Fui preso dal panico e mi sentii gelare il sangue nelle vene. Le persone erano terrorizzate ma allo stesso tempo stupite dal fatto che quegli uomini avessero rapito solamente quelle due persone e non tutti i presenti. Appena uscii dal mio nascondiglio, Cristopher e sua moglie mi riconobbero, mi vennero incontro e mi chiesero come stessi e come mai fossi lì. Agitato spiegai loro il motivo e gli chiesi se sapevano come mai i miei genitori fossero stati rapiti. In un primo momento Cristopher non volle dirmi la verità ma, vista la mia insistenza e la mia preoccupazione, mi rivelò che i miei genitori erano spie e che lavoravano per un Governo, ma non avevano ulteriori informazioni.
Dopo un primo momento di sconforto, decisi di chiamare mio fratello Steve, per informarlo della situazione e per chiedergli se fosse al corrente della doppia vita dei nostri genitori. Per fortuna rispose subito e mi venne a prendere al ristorante. Non sembrava per nulla sorpreso di quello che era accaduto. Mi confessò che conosceva la verità e che temeva anche lui che quel momento, prima o poi, sarebbe arrivato.
Nel frattempo era giunto sul posto anche un agente dell’FBI che mi fece molte domande, perché voleva che gli dicessi ogni più piccolo dettaglio, anche un particolare che poteva sembrare insignificante.
Ad un tratto mio fratello si ricordò che, durante l’addestramento, a nostra madre avevano impiantato un microchip dietro l’orecchio e che, quindi, non sarebbe stato difficile rintracciarli.
Steve prese il suo computer, si collegò al sito che nostra madre gli aveva detto di utilizzare solo in casi di estrema necessità e inserì il codice che serviva a localizzare il microchip.
Ad un tratto, sullo schermo cominciò a lampeggiare un puntino, svelando in tal modo le coordinate che indicavano il luogo dove potevano trovarsi i miei genitori.
La squadra dell’FBI si mosse immediatamente nella direzione indicata dal computer. Io e mio fratello insistemmo per andare con gli agenti poiché eravamo preoccupati.
Dopo qualche km giungemmo in un capannone abbandonato. Man mano che ci avvicinavamo il segnale sonoro si faceva più intenso. Ero fiducioso che lì avremmo trovato mio padre e mia madre. Invece non fu così.
Quando fummo vicini al luogo da cui proveniva il rumore, ci accorgemmo che su un tavolo lampeggiava e suonava il microchip, ma la stanza era vuota. Fui preso dallo sconforto; non sapevo cosa pensare: erano stati i rapitori a toglierle il microchip per fare in modo che non li ritrovassimo mai più o erano stati i miei genitori ad organizzare tutto e a far perdere le loro tracce per evitare che si scoprisse la loro reale identità?
L’agente dell’FBI mi spiegò che i miei genitori erano agenti di un governo straniero e sotto copertura stavano progettando la loro fuga all’estero. Capii in quel momento il motivo del nervosismo dei miei prima di uscire da casa e compresi perché non avrebbero mai rinunciato a quella cena.
Non sapevo se li avrei più rivisti ma ero certo che avrei fatto di tutto per riuscirci.

Andrea Iannolino IIA
ICS Giotto Cipolla
Palermo