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I tre moschettieri dell’I.C. Giovanni Paolo II

Roma – I ragazzi della scuola Giovanni Paolo II hanno concluso il loro laboratorio teatrale, svolto durante tutto l’anno, portando sul palco del Teatro San Pio di Roma ‘I tre moschettieri’, il romanzo d’appendice scritto dal francese Alexandre Dumas, uno dei romanzi più famosi e tradotti della letteratura francese. I tre moschettieri del titolo sono Athos, Porthos e Aramis, a cui poi si aggiunge il protagonista del romanzo, D’Artagnan.

“La difficoltà di questo spettacolo non era tanto rappresentata dal testo, che abbiamo ammodernato e interpretato con una chiave comica, quanto dalla dinamicità richiesta agli attori. Abbiamo insegnato loro anche qualche elemento di scherma per rendere più credibile la loro interpretazione” ci racconta il regista dello spettacolo Luca Cardillo.

Siamo nella Francia del 1625 quando Charles d’Artagnan, un giovane guascone, va a Parigi per essere ammesso tra le file dei moschettieri di re Luigi XIII. Tuttavia, la lettera di raccomandazione che porta con sé – ed indirizzata al Signor de Tréville, capo dei moschettieri – gli viene sottratta lungo il tragitto da un individuo con il quale si scontra in duello. Il signor de Tréville lo riceve egualmente e, dopo l’udienza, D’Artagnan s’incammina per Parigi, dove incontra casualmente, uno dopo l’altro, Athos, Porthos e Aramis, i più famosi moschettieri del re. Ciascuno di essi, ritenendosi provocato, lo sfida a duello, all’insaputa degli altri. All’appuntamento, però, si presentano anche le guardie del cardinale Richelieu, risolute ad arrestarli, in forza del divieto di duellare, stabilito da un editto reale.

I tre moschettieri, però, si oppongono; D’Artagnan combatte assieme a loro, dando prova di saperci fare con la spada e conquistando la fiducia e l’amicizia dei tre. Il lavoro di questo laboratorio non si ferma però sul palco, ma va ben oltre come ci tiene a evidenziare Giuseppe Farina, attore e regista teatrale: ”Il teatro è la materia che favorisce maggiormente l’inclusione. Ancora una volta la scuole si appoggia all’arte per poter creare le basi per un futuro migliore”. Perchè forse di questi ragazzi nessuno diventerà un attore, ma sicuramente tutti, uno per uno, ricorderanno un’esperienza che li ha divertiti insegnando loro come rapportarsi con se stessi e gli altri.

“Questa è una generazione che ha molti problemi di concentrazione – sottolinea Cardillo – però il teatro è un’arma per farli rendere di più, per farli concentrale su qualcosa che non sia lo studio meccanico di una materia. Abbiamo molte difficoltà con molti gruppi, ma grazie ad un approccio divertente, il tentativo di coinvolgerli e di farli accostare a cose nuove, riusciamo a farli focalizzare sull’obiettivo, cioè la messa in scena dello spettacolo”.

Esperimento riuscito, almeno dalla reazione divertita della platea a fine spettacolo, ma sopratutto i ragazzi sembrano aver imparato già la prima lezione che sul palco, come nella vita, un po’ come dei moschettieri bisogna essere “ Uno per tutti e tutti per uno”.