Il futuro che ci aspettiamo

Il futuro.
Sono un po’ spaventata da questa grande e importante parola. Forse perché non so cosa aspettarmi o forse perché ho paura di sbagliare le mie scelte, mandando tutto a rotoli.
A proposito di scelte, l’anno prossimo devo fare un cambiamento importante: andrò alla scuola superiore, ma non ho ancora scelto quale indirizzo. O meglio, io sono proiettata per andare al liceo scientifico indirizzo internazionale nel quale, oltre al programma della scuola italiana si fanno alcune materie anche con il programma della scuola inglese; rispetto alle altre sezioni tradizionali ci sono due ore in più di inglese con un professore madrelingua. Non ho ancora scelto l’istituto, però, perché quelli più vicini alla mia abitazione sono due e forse il migliore è quello più lontano. Il problema è, appunto, la lontananza. Per arrivarci e per poi tornare a casa, dovrei prendere due autobus, di conseguenza alzarmi prima, ecc… Mentre quello più vicino è molto serio e i professori sono severi, c’è davvero tanta gente che scappa da lì. Dato che io mi faccio travolgere dall’ansia e dallo stress, non sarebbe proprio semplice per me viverci per 5 anni. D’altra parte però, è molto più vicino e dato che mio padre lavora a 200 metri da lì, sarebbe molto più comodo. In alternativa potrei andare al liceo scientifico tradizionale in un altro istituto non lontano da casa.
Anche se adesso sono spaventata, sono convinta della mia decisone. Mi piacerebbe fare lo scientifico internazionale perché a me la matematica e tutto quello che riguarda la logica, in questo momento, piace tanto. In aggiunta, vorrei provare a fare quello con l’indirizzo internazionale perché studio inglese da tanti anni ed è la mia materia preferita a scuola. Forse è l’unica materia che non mi costa studiare. Poi, di questo ne sono certa, l’inglese in futuro mi servirà: se mai vorrò andare a studiare o addirittura a lavorare all’estero, avere delle buone basi di inglese, sarà molto utile; oppure, se ancora mi piaceranno le lingue come ora, potrei lavorare anche qui in Italia come traduttrice, o qualcosa del genere…
Da piccola, un po’ come tutti i bambini e le bambine, dicevo di voler fare la veterinaria, la cassiera o l’insegnante. In questo momento non ne ho la minima idea e, a dire il vero, non mi preoccupo ancora per quello che sarà tra 5 anni, la scelta dell’università. È ancora molto lontana.

Giorgia Crea – 3° F Istituto comprensivo Pallavicini-plesso Bachelet-Roma