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Il piccolo pastorello

C’ era una volta, in una campagna sperduta, una giovane vedova, che viveva con suo figlio e con il suo figliastro: teneva molto alla bellezza esteriore ed era piena di cosmetici e profumi. Suo figlio era un giovanotto molto forte, che era in grado di fare, senza alcuna difficoltà, tutti i lavori di casa ma era anche molto prepotente e vanitoso. Il figliastro invece era molto esile e debole, era sempre in affanno e anche se si impegnava molto, riusciva a fare a malapena il lavoro che la donna gli aveva assegnato e cioè di pascolare le pecore. Per questo motivo, la vedova elogiava e gratificava con doni e ricompense il figlio, mentre puniva pesantemente il piccolo orfanello. Era un giorno come tanti e, mentre il figlio grande e forte aveva già finito tutti i lavori che doveva svolgere, il piccolo figliastro era al pascolo con le pecorelle. Sembrava che per una volta andasse tutto per il verso giusto quando, in lontananza, si sentì uno sparo di fucile, probabilmente di un cacciatore; le pecorelle scapparono terrorizzate in un bosco ed il piccolo pastorello incominciò a rincorrerle, ma inciampò su una radice e cadde a terra. Non si ferì ma, per il terrore della punizione che gli avrebbe inflitto la matrigna, decise di andare nel bosco, per tentare di ritrovare il suo gregge. Dopo un’oretta di cammino, non aveva ancora visto nemmeno l’ombra delle pecorelle e così decise di fermarsi a riposare su un tronco; mentre ragionava sulla scomparsa delle pecore, intravide un piccolo uccello, che era caduto dal suo nido e si affrettò a prenderlo. Non era ferito, ma solo molto impaurito: lo prese, lo rimise nel nido e decise poi di proseguire. Poco più avanti, trovò un topino che era stato aggredito da un gatto selvatico, così prese un bastone e cacciò via il gatto. Il topino lo guardò, dopodiché scappò via. Venne il tramonto e incominciò a farsi buio, il pastorello scorse una piccola bottega e fece per entrare, quando vide un boscaiolo, che aveva ritrovato il suo gregge: il pastorello chiese al boscaiolo di renderglielo; il boscaiolo era dubbioso: come poteva esser certo che il gregge fosse proprio di quel piccolo pastorello? Così decise di sottoporlo a due prove, la prima consisteva nel riconoscere quale ,tra tre pezzi di legno, fosse il più pregiato: lui non se ne intendeva affatto ma decise ugualmente di accettare la sfida. Non sapeva assolutamente come fare e così si stava quasi per ritirare quando il piccolo uccello, che aveva salvato in precedenza, incominciò a volare in cerchio sopra il legno centrale. Il piccolo pastorello si fidò e lo indicò, guardando impaurito la risposta del boscaiolo che, con la sua aria molto seria, annu​ì​ e gli propose la seconda prova. Consisteva nello spezzare un bastone di legno, che teneva incastrato il suo mulino a vento ma che non poteva rompere lui stesso perché non riusciva a raggiungerlo. Il piccolo pastorello era molto esile e debole, perciò, con tutta la forza che aveva, non riusciva a romperlo e scoraggiatosi , stava per ritirarsi quando arrivò il topino, che aveva salvato in precedenza, il quale rosicchiò il legno e il mulino ripartì. Il boscaiolo era così felice, che decise di dare al pastorello, oltre alle pecore, anche un sacchetto pieno di monete d’oro; lui ringraziò felice e tornò a casa. La donna fu molto contenta di vederlo tornare con l’oro e decise di interrogarlo: dopo essersi fatta raccontare tutto del boscaiolo, decise che anche il figlio prediletto avrebbe dovuto avere quelle monete, così lo mandò nel bosco con delle provviste. Sul suo percorso, il giovanotto trovò un cervo, che era stato ferito a una zampa e che non riusciva a rialzarsi ma lo ignorò e continuò il suo cammino. Trovò anche un cane, che era molto affamato e anche molto magro, ma ignorò anche il cagnolino, senza dargli nessuna delle sue provviste, che invece mangiò lui da solo. Arrivò infine alla bottega del boscaiolo e gli chiese subito le monete d’oro: il boscaiolo però gli disse che se le sarebbe dovute guadagnare lavorando e che lui lo avrebbe ospitato. Il giorno seguente, il ragazzo incominciò a lavorare ma, attirato da tutto l’oro che c’era in quella bottega, decise di rubarlo. Nella notte poi, fu scoperto dal boscaiolo che, infuriato, si riprese l’oro rubato e anche le sue vesti e poi lo cacciò via. Quando tornò a casa, la vedova non fu contenta di rivedere suo figlio tornare a mani vuote e per giunta anche senza vesti, così, infuriata, lo punì, facendogli fare più lavori e tenendolo a digiuno per un mese. Nel frattempo, il piccolo pastorello aveva ceduto le monete al re, il quale gli aveva dato la mano della sua unica figlia: i due ragazzi si sposarono e vissero felici e contenti.

MATTEO PIERDONATI PRIMA A

I.C. SINOPOLI FERRINI ROMA