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Il satiro sconosciuto

 

A Mazara del Vallo, in Sicilia, c’è un’antica scultura bronzea poco conosciuta: il Satiro Danzante. Si tratta di una scultura esposta nel Museo del Satiro, a Mazara del Vallo, in Sicilia. Il museo dov’è conservata la scultura è l’ex chiesa di Sant’Egidio, costruita nel 1384 e il satiro è situato sotto la sua cupola.
Non si conosce il nome del suo autore né esattamente la sua datazione, ma si presume che sia stato forgiato in Tunisia e che risalga all’età classica-ellenistica. Il ritrovamento avvenne nel 1997 da parte del peschereccio “Capitan Ciccio”, comandato dal Capitano Francesco Adragna quando, nella notte fra il 4 e il 5 marzo, i marinai “pescarono” la gamba sinistra della statua, impigliata nella rete da pesca. Dopo quasi un anno lo stesso peschereccio trovò il resto del corpo a 500 m sotto il livello del mare, privo però della gamba destra e delle braccia. Nel settembre del 1998 l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma prese in consegna i due frammenti del satiro, per sottoporli ai necessari interventi di restauro che durarono fino al 31 marzo 2003, data in cui il Satiro Danzante fu esposto a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati. La mostra finì il 2 giugno 2003 e il 12 luglio 2003 venne ufficialmente restituito al paesino siciliano di Mazara del Vallo dove venne esposto al museo archeologico locale che prenderà poi il nome di Museo del Satiro. La statua in seguito fece altre due tappe d’esposizione: nel 2005 a Tokio e nel 2007 al Museo del Louvre a Parigi.
La scultura rappresenta un satiro (creatura mitologica che faceva parte del corteo del dio Dioniso) che danza sulla gamba destra, non ancora ritrovata. Probabilmente impugnava con la mano destra il tirso (bastone ricoperto di edera) e con quella sinistra un calice, entrambi simboli del dio Dioniso.
Possiamo anche notare le orecchie a punta, tipiche di queste creature. I capelli sono molto dettagliati, sembrano quasi fluttuare nell’aria e da essi si può capire che il satiro sta danzando.
Fra i pochi elementi rimasti intatti ci sono i due occhi, fatti in alabastro.

Federico Spagna
Classe 1C – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze