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Immagini Shock e multe da 300 euro: la lotta al fumo continua

 

U.S., Zeno Cosini ne fumò tante di Ultime Sigarette e di certo non lo aiutarono le analisi del Dr.S., perché il personaggio di Svevo continuò ad accenderne una dietro l’altra, ma chissà cosa sarebbe successo se avesse dovuto pagare una multa da 300 euro ogni volta che gettava un mozzicone a terra? Si è, infatti, concluso, l’iter parlamentare del disegno di legge riguardante la cosiddetta Green Economy, che prevede contravvenzioni dai 30 ai 300 euro per chi getta le sigarette fumate “sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi”.
Il provvedimento, che a una prima occhiata rischia quasi di risultare non così rilevante, potrebbe avere un impatto ambientale di primaria importanza. Una ricerca di Enea e Ausl di Bologna, basandosi sui consumi medi e sulle quantità degli agenti chimici presenti nelle sigarette, ha, infatti, stimato un carico nocivo emesso pari a 324 tonnellate di nicotina. Le sigarette costituiscono, inoltre, addirittura il 40% dei rifiuti sparsi nel Mediterraneo e sono deleteri per la salute umana tanto quanto i rifiuti industriali. Lo smisurato numero di fumatori al mondo (circa un miliardo e mezzo) rende, quindi, fatalmente imprudente ignorare una problematica altrimenti quasi irrilevante. Del resto, non deve essere il disgusto che può provocare uno smodato accumulo di “cicche” a destare l’indignazione collettiva, quanto la drammaticità di una situazione che rischia di passare inosservata sotto gli occhi di un mondo che finge di non vedere.
In questo senso, il governo italiano ha agito certamente ben lontano da una possibile sprovveduta ottica di proibizionismo, ma restringendo le opportunità dei fumatori e incentivando una forte politica di sensibilizzazione. Oltre alle sanzioni in caso di inquinamento “da cicca”, sono state approvate ulteriori norme che vietano il fumo in auto in presenza di minori e donne in stato di gravidanza. In aggiunta, il 50% dei proventi delle multe sarà stanziato in un fondo allo scopo di sostentare la campagna di sensibilizzazione e di installazione dei raccoglitori, entrambi provvedimenti di indubbia importanza.
Se a questo punto sorge naturale porsi dubbi riguardo le applicazioni (saranno troppo blande o eccessivamente rigide?) di leggi che potrebbero rischiare di non ottenere i meritati successi, occorre al tempo stesso evidenziare il meritato valore che è stato dato alla sensibilizzazione per una lotta al fumo mai abbastanza incoraggiata. È stata, infatti, resa obbligatoria la vendita di pacchetti di sigarette raffiguranti immagini shock che illustrano i devastanti effetti del fumo sul corpo umano. Da arterie ostruite a polmoni affetti da cancro saranno, dunque, queste le figure che sostituiranno le ormai invecchiate scritte intimidatorie di dubbia efficacia. L’Italia non è stata, però, certamente il primo paese a prendere provvidimenti di questo genere, poiché già l’Australia nel lontano 2012 rese anonimi tutti i pacchetti di sigarette, omologandoli sotto un unico colore olivastro e vi appose le succitate immagini terrorizzanti. Ed è proprio dallo stato oceanico che giungono notizie assai incoraggianti: infatti, dopo qualche anno di propaganda, il risultato più confortante è sicuramente quello che riguarda gli adolescenti, che non proverebbero più una forte attrattiva nei confronti dei pacchetti di sigarette, riducendo così la forza del mercato del fumo.
Nel panorama italiano, invece, sono stati limitati anche gli spazi pubblicitari dedicati alle sigarette, persino a quelle elettroniche, suscitando pure l’egoistica rabbia e sdegno da parte dei rivenditori delle cosiddette e-cigarette, che si sono lanciati in proteste e scioperi della fame.
Molti provvedimenti sono stati, dunque, finalmente attuati a favore di una lotta al fumo che non viene mai abbastanza incentivata né promossa, ma che potrebbe aver trovato i giusti alleati in corrette contravvenzioni, sensibilizzazione e propaganda, senza mai cadere in uno sterile proibizionismo. Tentare di profetizzare alcun tipo di risultato sarebbe in questo momento quantomeno vano e prematuro, certamente è più corretto lasciare “ai posteri l’ardua sentenza”, perché – chissà? – magari è la volta buona che anche quel tale Zeno Cosini potrebbe risolvere il suo problemino col fumo.

Andrea Ceredani 5D
Liceo Classico “Galileo” di Firenze