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IMPRESSIONISTI Tête à tête

“Vero pittore è colui che sa afferrare il lato epico della vita di ogni giorno e sa farci vedere quanto siamo grandi e poetici nelle nostre cravatte e nelle nostre scarpe verniciate” affermava Charles Baudelaire, riassumendo esattamente il gusto del gruppo di artisti attivi a Parigi nell’Ottocento aderenti alla corrente artistica più rinnovatrice del secolo: l’Impressionismo. Infatti questi rifiutavano le ferree regole e i soliti soggetti mitici e religiosi dell’arte accademica, distanti anni luce dalla loro realtà attuale, e ritraevano invece la vitale e colorata società dell’epoca, col massimo realismo e col grande affetto che riponevano nei soggetti contemporanei.
Oltre sessanta opere simbolo di questa tendenza sono state selezionate direttamente dalla collezione del Musée d’Orsay di Parigi e sono ora visibili a Roma nel Complesso del Vittoriano sino al 7 febbraio 2016, con la mostra “Dal Musée d’Orsay IMPRESSIONISTI. Tête à tête” curata dal presidente del museo parigino, Guy Cogeval.
Della vasta produzione degli impressionisti sono stati scelti capolavori di artisti come Manet, Renoir, Degas, Bazille, Pissarro, Cézanne, Morisot e Boldini che mostrano quel nuovo amore per il vivo e il reale, che si manifestava sia nella rappresentazione della vita mondana sia della quotidianità e familiarità domestica.
Attraverso la mostra inizia un viaggio nell’affascinante realtà impressionista, caratterizzata da effetti di luce, pennellate rapide e contorni sfumati. Il percorso comincia con la proiezione di un video che racconta brevemente l’ambiente culturale dell’epoca: come gli artisti si sono riuniti in questa corrente e come per lungo tempo sono stati derisi dalla critica e incompresi dal pubblico in quanto non rispettavano i capisaldi del “buon dipingere”. Successivamente vengono messe in rilievo le singole personalità degli artisti attraverso le loro biografie e da questo punto in poi inizia l’esposizione dei quadri ordinata in 5 sezioni.
La prima è dedicata alla ritrattistica, gli impressionisti amavano infatti fare ritratti di loro stessi e dei loro amici e colleghi, tuttavia diedero vita a un modo totalmente nuovo di ritrarre: abbandonarono le pose canoniche e ricercarono la totale libertà del soggetto visibile nella naturalezza della sua espressione e nel contesto quotidiano in cui veniva inserito. La seconda è dedicata all’intimità, che era molto interessante per gli artisti in quanto sede dell’animo del soggetto; così le scene di genere vennero arricchite da elementi che rivelavano tale interiorità piena di poesia. La terza è invece dedicata all’infanzia, periodo della vita cui viene dato per la prima volta particolare rilievo. Gli impressionisti difatti credevano che quella fosse l’età in cui si era più indipendenti, slegati dal mondo degli adulti, e quindi la rappresentavano con scene infantili cariche di dolce spensieratezza. La quarta riguarda la vita sociale, tema importantissimo nel movimento in quanto gli artisti desideravano catturare gli attimi fugaci della vivace vita parigina di quella seconda metà dell’Ottocento attraversata da grandi cambiamenti artistici, culturali e sociali. Perciò, girando per i centri intellettuali e sociali della città, ritraevano amici e sconosciuti e, una volta affermata la loro estetica, divennero anche molto richiesti i loro ritratti tra le classi sociali più alte. L’ultima sezione è sulla modernità, infatti tutta la strada percorsa dagli impressionisti aprì le porte a un nuovo modo di concepire l’arte e a un nuovo modo di dipingere; in questa parte finale della mostra quindi sono esposte opere importanti di Cézanne come “Donna con caffettiera” e un’opera dell’iperrealismo di Vallotton, “Ritratto del Signor Alexandre Natanson”, che mostrano le nuove direzioni che prenderà di lì l’arte moderna.
Nel complesso la visita è davvero molto avvincente e in poco tempo riesce a far cogliere all’osservatore gli aspetti essenziali di quella “rivoluzione dello sguardo” che portò gli impressionisti a dipingere un mondo colorato e ricco di una bellezza suggestiva.

Valentina Cipriani III D , Liceo Classico Francesco Vivona Roma