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La Fiorentina in fervida attesa del redivivo Tottenham

Era il 13 gennaio, poco più di un mese fa, quando il Tottenham si inchinava a White Hart Lane al cospetto dell’inarrestabile Leicester, sconfitto per 1-0 dal gol all’83’ di Robert Huth, uno che di gol pesanti se ne intende. Per chi avesse la memoria corta, è doveroso fare menzione di un recentissimo Manchester City-Leicester finito 1-3 e deciso proprio dalla doppietta del difensore tedesco. Parliamo di quel Tottenham quarto in classifica, distante 4 punti dai Citizens e ben 7 dall’accoppiata Arsenal-Leicester, appaiate in cima a quota 43, dunque molto più propenso a guardarsi le spalle dal sorprendente West Ham e dall’affamato United, rispettivamente a -1 e -2 dagli Spurs.
Da quel fatidico 13 gennaio la voglia di riscatto è stata talmente violenta nell’infiammare gli uomini di Pochettino che, nel breve volgere di un mese appena, periodo durante il quale la Premier è andata in scena per cinque volte, il Tottenham ha portato in cascina la bellezza di 15 punti, frutto di ben cinque vittorie. Salta immediatamente all’occhio, tra le affinità delle gare che hanno costituito la riscossa degli Spurs, la pochezza di occasioni concesse all’avversario di turno, condita da un sorprendente 3 alla casella gol subiti, perfettamente in linea con la media stagionale. La caratteristica fondamentale della prossima avversaria in Europa League della Fiorentina è proprio la fase difensiva. Sono d’altronde i numeri a parlare: con 20 reti al passivo il Tottenham vanta la miglior difesa di tutta la Premier; anche in Europa gli Spurs non concedono più di tanto, in quanto nelle sei partite del girone di qualificazione hanno raccolto altrettante sei volte il pallone nella propria rete. Ciò che dovrebbe preoccupare Firenze, tuttavia, non sono i dati in sé quanto il miglioramento degli stessi nelle ultime settimane: a condizionare la media dei gol al passivo, infatti, c’è il rendimento altalenante, sia in campionato che nella competizione europea, dell’inizio della stagione. Da ricordare, a tal proposito, come i primi tre punti in Premier League siano arrivati alla quinta giornata, mentre nella ex Coppa Uefa, dopo aver esordito con la vittoria sul modesto Qarabag, gli Spurs sono stati neutralizzati dal Monaco prima e dall’Anderlecht poi. Purtroppo per il Popolo Viola i numeri, ad oggi, registrano tutt’altra situazione.
Tornando a parlare dei punti di forza della squadra londinese, oltre alla già citata ottima difesa, che fa della linea formata da Walker, Alderweireld, Vertonghen e Rose i propri elementi cardine, è evidente come ad incutere timore sia anche e soprattutto la pericolosissima batteria di attaccanti del Tottenham. A primeggiare tra i vari Eriksen (sempre più decisivo in campionato), Lamela, Son, Chadli e Alli (giovanissima promessa del calcio d’Oltremanica, da tempo noto agli addetti ai lavori), per finire con Harry Kane, il ragazzo dal nome fonicamente tanto simile all’inglese Hurricane (uragano), ma soprattutto dall’immensa leadership e dall’instancabile vizietto del gol. Al centro del progetto del club, Kane ha faticato e non poco (come del resto tutta la squadra) nelle prime settimane, sbloccandosi di fatto solo alla settima giornata nella vittoria conseguita a White Hart Lane a discapito dello stesso Manchester City battuto pochi giorni fa. In fase crescente da quella partita in avanti, l’attaccante classe ’93, ha contribuito enormemente a trascinare i suoi fino al 2° posto tutt’ora occupato, come dimostra la straordinaria media relizzativa del numero dieci nelle ultime cinque partite citate precedentemente: ben una rete ogni 90 minuti.
Mantenendo l’attenzione sul reparto offensivo del Tottenham, l’elemento più pericoloso assieme a Kane è il trequartista danese Christian Eriksen. L’ex Ajax non sta vivendo una stagione particolarmente prolifica dal punto di vista realizzativo (sono 5 i gol segnati, di cui 3 negli ultimi 5 incontri), ma continua ad incidere in maniera notevole come assist-man: con gli 8 passaggi vincenti serviti ai compagni, è infatti quarto in graduatoria assoluta in relazione ai migliori interpreti del suo ruolo, preceduto unicamente dall’irraggiungibile Ozil, a quota 17, Mahrez e De Bruyne (rispettivamente fermi a 10 e 9 assist). Anche Eriksen paga inevitabilmente, in questo tipo di classifiche, una prima parte di stagione non brillantissima, ma la retroguardia viola farà bene a preoccuparsi, e non poco, dell’imprevedibilità delle sue giocate nel match di giovedì.
In tutto ciò, alla luce degli enormi mezzi a disposizione del Tottenham, probabilmente superiori, sulla carta, a quelli della Fiorentina, c’è tuttavia una piccolezza che può giocare a favore della squadra di Paulo Sousa: gli Spurs sono secondi, a due punti dal Leicester capolista, e mai come quest’anno possono ambire alla vittoria del campionato. Chissà se, sotto sotto, inavvertitamente, sarà lo stesso Tottenham, calando nelle gare europee la propria concentrazione, a facilitare l’ardua missione che i viola dovranno affrontare… Quel che ci auguriamo, innanzitutto, è di vedere due belle partite, giocate da due squadre che lottano per il vertice della classifica da una parte e dall’altra, seppur con obiettivi diversi. Quel che sarà lo staremo a vedere, chiaramente con l’auspicio che già giovedì possa replicarsi al Franchi il risultato di un anno fa.

Simone Torricini 4E
Liceo Classico “Galileo” di Firenze