giornalisti-in-erba

La Memoria? Un giorno non basta…

Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c’è dolore, e come una favola, è piena di meraviglia e di felicità. (La vita è bella)
27 gennaio, Giorno della Memoria. Il giorno serio, importante è arrivato di soppiatto come ogni anno per poi andarsene silenziosamente come è arrivato, lasciandoci con le nostre riflessioni, il nostro cordoglio per ciò che è stato. Abbiamo promesso “Mai più”.
L’indomani, 28 gennaio, è stato un giorno qualunque. Abbiamo ripreso la monotonia della nostra quotidianità che ci lascia insoddisfatti. Non ci sono più film alla tv che ci chiedono di ricordare. La memoria passa in secondo piano. Adesso c’è l’ansia e la paure del presente, non la preoccupazione per un passato che ogni giorno che passa avvertiamo come sempre più lontano.
Eppure mentre siamo così concentrati a consumare la nostra vita correndo a testa bassa verso un non ben definito obbiettivo, finiamo per non renderci conto che proprio questa memoria potrebbe salvarci dallo sprofondare nuovamente negli errori del passato.
Il clima in cui viviamo oggi non è di assoluta serenità: ogni giorno televisione, giornali e internet distribuiscono una razione quotidiana di follia gratuita che altro non fa che aumentare l’isteria comune…
Guardate cosa è successo per un fucile giocattolo…
8500 studenti, a Firenze, giusto lo scorso 27 gennaio, hanno partecipato ad un prezioso incontro con dei sopravvissuti all’Olocausto: tutte storie diverse, ma accomunate dal dolore e dalla paura. Una mia amica era fra questi fortunati e mi ha raccontato che si è sentita schifata dal comportamento che ha visto in platea: la maggior parte degli studenti, invece di fare tesoro di un occasione più unica che rara ha passato la maggior parte del tempo a (parafrasando liberamente la mia amica) “farsi le proprie faccende” oppure svagandosi su Facebook con l’aria insofferente di chi non fa altro che sbuffare e preferirebbe trovarsi da tutt’altra parte.
Tutto questo è molto allarmante. La memoria si sta dissolvendo come fumo nel vento vitale delle nuove generazioni, che costituiscono la speranza in un futuro migliore: sembra che nei giovani, i cosiddetti “nativi digitali”, non si avverta la necessità di mantenerla in vita, di tramandarla.
“…ma sono cose di settanta anni fa, ormai il mondo è diverso”. L’atteggiamento più comune è questo. Lo pensiamo sul serio?
Ci troviamo di fronte ad una delle emergenze umanitarie più gravi degli ultimi dieci anni, le banche non si sa cosa stanno combinando, il pianeta va a fuoco, ogni tre per due spunta fuori un nuovo virus apocalittico, la parola “terrorismo” viene usata più di “ciao” , l’islamofobia sta dilagando, le donne non hanno vita facile e il tutto viene gestito con abile maestria da non si sa chi in quello che è solo un immenso teatrino mediatico… e potrei continuare…
Il comportamento di quegli studenti annoiati è indicativo del mondo in cui siamo cresciuti: siamo stati fortunati, abbiamo vissuto circondati nella bambagia rispetto a ciò che hanno dovuto affrontare i nostri nonni, però questo ci ha portati ad abbassare la guardia, a dare la Pace per scontata, un qualcosa di dovuto e non una conquista raggiunta faticosamente grazie al sangue e alle lacrime di chi ci ha preceduto: un valore, insomma, che deve essere difeso assiduamente con la forza della giustizia.
Ci siamo ritrovati in un mondo che andava modestamente bene, ci siamo adagiati sugli allori, abbiamo finto di non vedere determinate situazioni, e adesso che sono degenerate ci sono ripiombate addosso tutte insieme, soffocandoci. Sbattendoci in faccia la nostra ingenuità.
E adesso? Avevamo promesso “Mai più”. Mai più guerre, mai più stermini di massa, mai più ghetti, mai più discriminazioni. L’avevamo promesso settanta anni fa a tutti quelli che erano nel vento, e a chi sopravvisse, portandosi per sempre la morte negli occhi.
E ora? La storia sta ponendo ognuno di noi davanti ad una scelta non facile: continuare a mettere la testa sotto la sabbia o prendere coscienza di ciò che siamo stati per cambiare sul serio, almeno stavolta. Credo che la Memoria sia comunque la risposta, e che il nostro dovere sia continuare ad alimentarne le braci. Perché niente di tutto quello che ricordiamo possa accadere mai più

Margherita Cavicchioni 5E
Liceo Classico “Galileo” di Firenze