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La storia d’Italia nelle mappe volute dai Papi

 

Nella città del Vaticano si sta per concludere il restauro di 1.200 metri quadrati affrescati della Galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani, che riproducono minuziosamente ogni città, villaggio, fiume o montagna, dando la possibilità di attraversare l’Italia intera senza dover uscire dai Palazzi Apostolici. Dopo quattro anni di lavori, il restauro è quasi terminato, e finalmente se ne riesce ad apprezzare ogni dettaglio, prima offuscato dal tempo e dalle colle stese durante l’Ottocento, che avevano tolto leggibilità ai dipinti e alla dimensione plastica di quei rilievi che ora emergono. Il restauro, finanziato con 2 milioni di euro da un gruppo di mecenati americani, ha restituito come prima cosa la qualità cromatica originale della Galleria voluta da Gregorio XIII e decorata in soli due anni, fra 1580 e il 1581, con le 40 tavole cartografiche disegnate dal cosmografo e matematico Egnazio Danti affiancato da pittori e paesaggisti fiamminghi.

Questi dipinti murali formano il più vasto ciclo pittorico di figurazioni geografiche al mondo e contengono anche “l’embrione di un’idea moderna come quella dell’Italia unita” spiega il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci “un concetto politico importante che prende forma tre secoli prima del 1861, anche se l’Italia, definita da Gregorio XIII come regio totius orbis nobilissima (Il Paese più nobile del mondo), viene presentato qui come giardino della Chiesa .

Dell’Italia, nei cartigli, non sono ritratte solo le “fattezze” ma anche parti della sua storia come la traversata del Rubicone di Cesare e la battaglia di Lepanto. I tredici restauratori con a capo Francesco Prantera stanno dando gli ultimi ritocchi prima dell’inaugurazione del 23 aprile.

Il restauro della Galleria non è l’unico progetto in atto ai Musei Vaticani, il 31 marzo è terminato, dopo due anni e mezzo, l’intervento sulla volta della Galleria dei candelabri, finanziato dai mecenati americani con 700mila euro e diretto da Micol Forti che l’ha definito “un restauro ricco di sperimentazione” dato lo stato di degrado in cui versavano le pitture realizzate nel tardo Ottocento, per volere di Leone XIII.

Giulia Campanella 2 A I.C. Pallavicini-plesso Bachelet-Roma