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L’altare di luce

 

Costanza era una bambina che viveva con i genitori in una villa di città. Aveva dieci anni e oggi ci racconterà la sua insolita storia del suo Natale passato.
Era quasi Natale ed era particolarmente fredda la mattina in cui la vidi. Era in un parco la cui superficie era coperta da una leggera coltre di nebbia, al centro c’era un grande e vecchio lampione che emanava una luce molto fioca, ma lei se ne stava ugualmente accovacciata lì vicino. Indossava un panno spiegazzato di lana, una misera sciarpa ed un berretto malandato, io invece, con mia madre, portavo le valigie perché sarei alloggiata per una settimana dai miei nonni nella loro casa ai Fiordi.
Durante il viaggio in treno osservavo il paesaggio che mi circondava ma vedevo soltanto e ripetutamente l’immagine della ragazza addossata a quel vecchio lampione, lo stesso fu per il lungo tempo del viaggio in macchina, il dondolio dei sassi e il rumore non mi fecero dormire ma mi tennero sveglia in modo da pensare a quella ragazza. Ogni cosa che pensavo o sognavo mi riportava direttamente a lei e a quella luce calda. Quando arrivai a casa dei miei nonni, loro mi accolsero con calorosi abbracci e complimenti, però notarono sicuramente il mio comportamento diverso dal solito: anche io mi sentivo strana, non so come spiegarlo ma avevo un bisogno di sentirmi libera da ogni cosa .
I giorni seguenti passarono pensierosi: andammo al mare vestiti fino agli occhi perché il vento soffiava infuriato e mentre ero lì pensavo a come potesse resistere la ragazza ma poi ragionavo e mi dicevo che lei non era dove ero io. Passarono così quattro giorni, con i miei pensieri che non avevano mai una tregua e una fine. Però la novità positiva fu che incominciai, con l’aiuto di mia nonna, a cucire e a ricamare; dopo aver imparato, ricamai la ragazza, poi il suo lampione, quindi con la lana feci una sciarpa con l’intento di regalarla alla misteriosa ragazza, probabilmente sola ma innocua. Era arrivato il Natale e come sempre ci scambiavamo i regali e ci divertiviamo; il giorno dopo tornammo nella mia casa in Russia, arrivai al parco, scesi dalla macchina e andai al lampione, ma lei non c ‘era: guardai ovunque e una seconda luce illuminava il cielo…
Dei ragazzi stavano giocando a pallone ed io mi diressi verso di loro e poi chiesi loro di raccontarmi se sapevano chi fosse la ragazza ma la risposta fu negativa. Stavo per risalire in auto quando una signora anziana mi fece cenno di raggiungerla: e andai da lei. Era una signora di età molto avanzata e dalle sue parole si poteva capire che era molto colta, mi disse che lei sapeva la storia di quella ragazza e sarebbe stata disposta a raccontarmela ma io le proposi di entrare in una caffetteria e lei accettò. Ecco cosa mi disse: “Quando nacque era una bambina come le altre ma la cosa che la differenziava era la sua generosità con tutti: cercava sempre di aiutare chiunque le avesse chiesto un supporto. Il suo nome era Elizabeth e l’ultima volta che la vidi era la sera di Natale, mentre cercava di aiutare un uomo mal ridotto, ma poi sparì dalla vista di tutti e nessuno ne seppe più nulla.” Così si concluse il discorso della signora e per ringraziarla le regalai la sciarpa che avevo intenzione di regalare alla ragazza. Anche adesso mi chiedo chi fosse e perché si era mostrata a me quella semplice ragazza dal cuore nobile ma non ne ebbi mai la risposta e credo che non ne avrò mai una.

Matilde Checconi
Classe 2D – Scuola Secondaria di primo grado “Pieraccini” di Firenze