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Le emoji saranno l’inglese del domani?

 

Se le emoticon saranno il nuovo inglese fra un po’ di anni, come pensano alcuni, allora siamo messi piuttosto male. Infatti quelle che sembrano innocenti faccine usate per enfatizzare i nostri messaggi elettronici spesso sono causa di fraintendimenti fra mittente e destinatario. I fraintendimenti sono più comuni quando inviamo le emoticon da piattaforma a piattaforma: per esempio da Apple a Google o da uno smartphone Samsung a uno Microsoft. Infatti le “faccine” cambiano la propria texture a seconda dei sistemi operativi. La emoticon più fraintesa in assoluto e quella con il sorrisone e gli occhi strizzati. Essa è stata etichettata dall’Unicode, che si occupa di tutelare l’interoperabilità dei testi fra lingue e piattaforme diverse, come carattere 1F601, che nei telefoni Samsung prende la forma di una faccia sorridente e che comunica positività, mentre nei telefoni Apple la faccina sembra quasi che si stia sforzando a sorridere digrignando i denti, il che, come è ovvio, può creare fraintendimenti. Altre faccine molto fraintese sono quella che piange dal ridere e quella che dorme.
Purtroppo però le faccine non sono fraintendibili solo se inviate da una piattaforma ad un’altra ma anche se usate in una conversazione fra due cellulari con lo stesso sistema operativo. Infatti non tutti interpretano le emoticon ugualmente: esse possono essere recepite con sfumature diverse. A questo proposito è stato realizzato uno studio dalla Group Lens Research dell’università del Minnesota. È stato chiesto ad un certo numero di utenti delle faccine se interpretavano come positive, negative o neutrali le 22 emoticons più usate. Il risultato: il 25% degli utenti fraintendeva il vero significato delle faccine. Come dimostrato dallo studio le emoticons o emoji non sono ancora pronte per essere introdotte in un linguaggio di comunicazione internazionale. Le emoticon, inventate da Scott Fahlman e all’ inizio rappresentate da segni di punteggiatura come 🙂 , erano nate per far capire quando il mittente stava scherzando e non creare dissidi ed incomprensioni nelle e-mail. Adesso, a causa dell’ammontare di queste faccine (oggi sono più di duemila), le emoticons sono diventate potenziali pomi della discordia della comunicazione messaggistica.

Giovanni D’Elia
Classe 1C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze