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Le tenebre del Natale

 

Alice aprì la porta, due grandi occhi la stavano aspettando. La richiuse subito e incominciò a correre a perdifiato, stava scappando non da qualcuno ma da qualcosa. Il buio la persuase come veleno, e non vide più nulla. Sentì una voce chiamarla ma le parole si persero nel vento. L’ avevano trovata, pensava che erano morti ma invece no. Sapeva che erano lì anche se non li vedeva. Sentiva svariate voci che la chiamavano continuamente, le dicevano di correre, ma lei non ci riusciva, le dicevano di non starsene lì impalata e di fare qualcosa, ma non ci riusciva. A un certo punto un brivido le percorse la schiena. A quel punto lei seppe che tutto quello in cui credeva era falso. Poi tutto si placò, ci fu un raggio di luce e apparse sua nonna, bella e sana, che rideva, poi scomparve e al suo posto c’ era una lettera che diceva: “Non devi fidarti di nessuno, è una legge della vita: il male torna sempre indietro. E il bene? Pure quello…”
Sentì una risata malvagia e si risvegliò… non era più in quel inferno di sogno. Finalmente vedeva la luce del sole che tanto le era mancata. Vide molte persone intorno a sé, i volti erano sfocati ma le voci le conosceva: erano quelle dei suoi fratelli e della sua cara sorellina. Ma c’ era qualcosa di diverso in loro: le loro voci erano più profonde, sembrava che stessero parlando delle persone adulte ma era certa che erano loro. Poi provò ad alzarsi ma non ci riusciva, aveva molto male alla schiena. Si sentiva stanca e debole. Eppure era andata a dormire presto ieri sera, la notte della vigilia di Natale. Quella mattina, oltre ad essere Natale, ricorreva anche il suo decimo compleanno, o almeno così si ricordava, ma poi si guardò le mani ed erano tutte rugose come quelle di sua nonna… immediatamente si alzò e cominciò a chiedere cosa le fosse successo. Le dissero che era stata in coma tutta la vita. A lei era sembrata una notte ma invece no. Una volta che si fu ripresa dallo shock, chiese che giorno fosse ed era proprio la vigilia di Natale, la notte prima del suo settantesimo compleanno. Si era fatta notte, Alice andò a dormire e nel suo sonno pianse lacrime amare. Allo scoccare di mezzanotte si alzò si vestì. Poi, mentre tutti dormivano, aprì la porta di casa e se ne andò. Alice ripensò alla notte prima che lei finisse in coma e ricordò suo padre e sua madre mentre le cantavano una ninna nanna. Poi si ricordò come giocava con i suoi fratelli e sua sorella e quante di quelle risate si facevano tutti e quattro insieme. Poi incominciò a tornare verso casa per dare un ultimo addio alla suo famiglia; così dicendo andò al giaciglio dove dormiva sua sorella e la baciò sulla fronte e così fece per i suoi fratelli. Quando stava per uscire dalla porta sussurrò: “Dov’è mia madre? Dov’è mio padre?”
L’indomani trovarono Alice dentro il letto del fiume Po avvolta da un dolce sonno perenne. Il giorno dopo fecero il funerale e nella folla c’ era una bambina di nove anni che sussurrò: “Non vi preoccupate per me, io sto vivendo la vita che mi fu rubata dalla morte apparente quella sera”. E con quelle parole sparì nel vento, come la cenere.

Caterina Cavarai
Classe 1A – Scuola Secondaria di 1° grado “Pieraccini” di Firenze