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L’importanza di agire contro la violenza sulle donne

 

La violenza e il femminicidio sono indubbiamente alcune delle più terribili piaghe che affliggono la società contemparenea – al mondo, secondo i dati dell’ONU, è il 35% delle donne ad aver subito violenza di tipo fisico o psicologico – e per questo motivo è stata indetta a partire dal 25 novembre 2015 la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel 1960, infatti, proprio il 25 novembre, nella Repubblica Dominicana un efferato omicidio è stato portato a termine ai danni di tre sorelle e da allora in numerosi paesi del mondo non è purtroppo cambiato molto. I numeri sfortunatamente parlano chiaro: un terzo delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni – secondo i dati raccolti da Istat – sono state vittime di violenza nella loro vita, 152 sono i femminicidi commessi in Italia nell’ultimo anno e continuano a essere solamente 119 i paesi nel mondo che hanno approvato leggi contro la violenza sulle donne e 125 che hanno ratificato normative contro le molestie di tipo sessuale.
Allo scopo, dunque, di sovvertire questo tragico status quo, innumerevoli campagne di sensibilizzazione e informazione sono state portate in tutto il mondo, in Italia più di mille comuni hanno partecipato all’iniziativa con eventi di ogni genere e messaggi in musica sono stati portati per le stazioni dai treni. L’attuale condizione italiana da un punto di vista legislativo non è, però, estremamente grave; nel 2013 è stata approvata una legge sulla la violenza di genere, mentre altrettanto recentemente sono state messe a disposizione della lotta alla violenza contro le donne la legge contro lo stalking e la normativa contraria al femminicidio. Purtroppo, tuttavia, a essere in difficoltà sono i Centri antiviolenza, seppur sia su questo fronte rassicurante la conferma data dalla consigliera Giovanna Martelli sullo stanziamento di sette milioni per lo sviluppo della rete di sostegno alle vittime. È, inoltre, indispensabile, come ribadito da numerose autorità, una rivoluzione di tipo culturale che deve iniziare dalle scuole di qualsiasi ordine e grado, all’interno delle quali è previsto – dalla Legge n. 107 di luglio 2015 – l’insegnamento della parità tra i sessi.
È stato, poi, necessario ribadire l’importanza del coinvolgimento e della solidarietà maschile in questa lotta alla violenza sulle donne: la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha, infatti, definito “agghiaccianti” i risultati di un sondaggio secondo cui il 20% dei giovani uomini italiani ritiene normale la violenza di un uomo vittima di tradimento. In ugual modo, pure il presidente del Senato, Pietro Grasso ha sottolineato l’influenza della partecipazione maschile in questa battaglia, attraverso le semplici parole di un tweet: “Ogni giorno dovrebbe essere #25novembre: serve una rivoluzione, gli uomini devono esserne protagonisti.”.
Non potevano ovviamente mancare neanche le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha dichiarato che “la scuola e le altre attività in cui si esplica la crescita della persona devono essere in prima fila contro ogni forma di violenza, pregiudizio e discriminazione”.
Non ha, infine, rinunciato a un suo intervento neppure il Pontefice Francesco, il quale, prima di partire alla volta dell’Africa, ha incontrato alcune vittime di abusi.
La giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha, dunque, unito miriadi di donne e uomini per un unico scopo, ottenendo risultati a dir poco incoraggianti, ma, come ha evidenziato Laura Boldrini, è fondamentale ricordare che purtroppo “la battaglia è tutt’altro che vinta”.

Andrea Ceredani
Classe 5D – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze