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L’incontro con la paura

 

Non mi ricordo molto bene quel giorno, quel giorno che cambiò la mia vita. Lo ricordo bene perché provai la vera e propria paura.
Era una giornata calda ed umida, una di quelle giornate in cui i vestiti ti si attaccano addosso. Mi rintanai in casa in cerca di aria fresca. Quella sera il resto della mia famiglia, la famiglia Orange, decise di uscire per andare in paese al festival d’estate. Poiché ero abbastanza grande ed autonomo, decisi di rimanere a casa da solo.
All’improvviso però finii in un buio completo, come se il sole si fosse “spento”. Iniziai a camminare per la casa, buia ed oscura, che sembrava infinita e senza mobili. Brancolai nel buio nella ricerca di qualche luce, ma non trovai nulla. Ero veramente terrorizzato e mi sembrava di essere finito in un buco nero. Un vuoto senza fine completamente oscuro. Non c’era nessun suono, nessun rumore. All’improvviso, mentre stavo ancora tremando, il vento entrò nella casa. Il leggero soffio di quell’aria fresca mi fece sobbalzare. Mi rannicchiai su me stesso, in cerca di sicurezza. Purtroppo però continuai a sentirmi l’unico essere vivente rimasto sulla Terra. Davvero una brutta sensazione…
Iniziai a piangere, pensavo di essere perduto quando mi girai e due occhi rossi, rossi come il sangue, fluttuarono nell’aria davanti a me. Mi guardarono, non distolsero mai il loro sguardo da me. La paura mi colpì dai piedi fino alla testa. Chiusi gli occhi per un millesimo di secondo e, quando gli riaprii i due occhi di sangue, erano scomparsi. Mi guardai intorno ma non rividi quello sguardo che avrebbe fatto gelare il sangue a chiunque. Poi all’improvviso una zampa pelosa e fredda mi toccò la spalla: io, spaventato, mi girai ma continuai a vedere il buio completo.
Purtroppo però non mi accorsi che era sopra di me. Infatti per caso guardai in alto e vidi gli occhi rossi, come se stessero volando. Si muovevano per tutto il cielo nero che si estendeva sopra di me.
Poi le sfere di sangue scesero giù e scomparvero nell’oscurità, indietreggiando misteriosamente.
Passarono delle ore e la paura continuava ancora ad assalirmi e, come se non bastasse, dei rumori rimbombarono inquietanti nel vuoto più buio che potessi immaginare (e in cui purtroppo mi ero perso). Un passo, due passi, tre passi, quattro passi… qualcuno si avvicinava sempre di più a me. Sembravano più persone, quattro per la precisione. Qualcuno usò una chiave per aprire una porta. Nonostante il buio fitto vidi le quattro sagome nere come il carbone stagliarsi all’orizzonte del buio. Pensavo di essere spacciato quando … tornò la luce e mi ritrovai nel salotto di casa mia.
Davanti a me vidi i miei quattro padroni. Poi mi accorsi che gli occhi rossi erano di Timmy, il mio amico gatto.
Da quel giorno nella mia vita si aggiunse una nuova emozione: la paura. Dopo tutto anche noi cani proviamo emozioni…

Federico Spagna
Classe 1C – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze