L’uomo? Dorme sempre di più

Generazione dopo generazione, anello (evolutivo) dopo anello: e se fosse vero che l’uomo dorme mediamente di più ogni anno che passa?
Andando avanti con gli anni, nel periodo immediatamente precedente e in quello appena successivo rispetto all’adolescenza, l’essere umano acquisisce una cospicua quantità di abitudini, la maggior parte delle quali possiamo, in modo azzardato, definire “mode”. Una di queste abitudini, o mode, che dir si voglia, consiste nell’aumento smisurato delle ore trascorse sotto le coperte a bearsi del divino dono di Ipno, il famigerato Sonno (più comunemente chiamato “dormire”, in gergo). Si tratta di un “lusso” maggiormente apprezzato dai giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni circa, che, come illustra in modo chiaro e dettagliato un recente articolo pubblicato sulla rivista “Evolutionary Anthropology” a riguardo, non è nientemeno che un bisogno apparente. Proprio un estratto di tale articolo recita, infatti, come le 94 persone delle tribù Hadza (Tanzania), Tsimane (Bolivia) e San (Namibia) dormano in media poco più di sei ore per notte, senza essere soggette a spossatezza o patologie simili durante il corso della giornata. Abitudini (poiché di abitudini si tratta) estremamente differenti, che rischiano di creare uno sgradevole alone di pregiudizio sopra coloro che di ore, invece di sei, ne dormono dieci. Accade spesso (sarà facilitato nella comprensione chi ne vive tutt’oggi, di queste situazioni), che persone più “navigate” si rivolgano ai giovani con espressioni ai limiti del disprezzo, criticando la scarsa attitudine mattutina (e non solo) di questi ultimi nell’affrontare attività di vario genere. Probabilmente dimenticando che, anni or sono, si comportavano in modo estremamente simile. O forse no? L’improvvisa domanda sorge poiché, da ciò che si trae dal pezzo già precedentemente citato, è piuttosto chiaro come le abitudini dei nostri antenati fossero ben diverse da quelle attuali. Si può essere, di conseguenza, portati a pensare ad un’ipotetica catena, della quale ogni anello, da qualche secolo a questa parte, porta ad ogni generazione un continuo aumento delle ore di sonno richieste dall’essere umano, ed in particolar modo di come ciò influisca sui giovani. Pertanto, mai dire mai: l’ipotesi per cui fra mezzo secolo potremmo essere noi a scrutare torvamente i giovani di domani, a braccia conserte e scuotendo la testa, non è così remota. O quantomeno non così fantascientifica.

Simone Torricini 4E
Liceo Classico “Galileo” di Firenze