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Mafie. A Colleferro oltre 1000 studenti per la Giornata della memoria

Colleferro – Striscioni, palloncini e mani di cartone, bandiere, chitarre, violini e visi dipinti. Di fucsia, giallo e arancione, i colori di Libera, che stamattina hanno campeggiato in provincia di Roma, a Colleferro, in una delle oltre 4000 piazze che hanno celebrato in tutta Italia la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Primo giorno di primavera, il 21 marzo, “perche’ in quel giorno di risveglio della natura si rinnovi la primavera della verita’ e della giustizia sociale” e che quest’anno e’ Giornata della memoria delle vittime di mafia per legge, grazie al voto del Parlamento dello scorso 1 marzo. Verita’ e giustizia sociale chiesti con forza dagli oltre mille studenti degli istituti comprensivi e superiori di Colleferro, Artena, Velletri, Labico, Palestrina, Valmontone, Segni, Paliano, Piglio e Cave, coordinati dal presidio di Libera Colleferro ‘Angelo Vassallo’, che dal 2012 porta avanti un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole e sul territorio.

Un territorio che vive da anni le problematiche legate all’inquinamento di aria, acqua e suolo e in cui, non a caso, il presidio e’ stato intitolato a Vassallo, il ‘sindaco pescatore’, ucciso nel 2010 in un attentato di stampo camorristico per aver lottato a difesa dell’ambiente e della legalita’ nel suo comune, Pollica. Dalle scuole di Casal di Principe passando per le piazze di Ventimiglia, Trapani e Verona, alle strade di Locri, dove quest’anno ha sfilato la manifestazione nazionale, con don Luigi Ciotti e i familiari delle vittime, tutta Italia si e’ unita in una sola voce nella lettura dei nomi degli oltre 900 innocenti uccisi per mano delle mafie dal 1893 ad oggi.

“Siamo venticinquemila e siamo tutti sbirri” ha affermato don Luigi Ciotti all’inizio della cerimonia di Locri per rispondere alle scritte apparse l’altro ieri notte sui muri della citta’ calabrese, dopo la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella domenica scorsa. E anche Colleferro ha voluto esprimere la propria vicinanza ai familiari delle vittime e a chi, come Don Ciotti, lavora dal 1996 per riaffermare legalita’, diritti, liberta’ e rispetto dei luoghi e delle persone oppresse dalle mafie. Dopo un omaggio musicale, bambini e ragazzi, sindacalisti della Cgil, sindaci e assessori, dirigenti scolastici, insegnanti e diversamente abili, si sono alternati nella lettura dei nomi per riaffermare la propria vicinanza ai familiari delle vittime. A loro si sono uniti i migranti e le rifugiate del progetto Sprar, portato avanti dall’Arci in collaborazione con il comune di Colleferro, e del centro di accoglienza straordinaria, per un impegno di integrazione che parta dalla condivisione di una pagina dolorosa della storia del nostro Paese per arrivare alla costruzione di una societa’ dei diritti, di tutti e per tutti. E a tutti i cittadini di Colleferro sono state restituite oggi due automobili confiscate alla criminalita’ organizzata che, grazie alla legge Rognoni-La Torre, verranno riutilizzate dalla polizia municipale. Un piccolo simbolo della vittoria dello Stato sulle mafie.

“Partecipare alla giornata del 21 marzo per i familiari delle vittime di mafia- spiega a diregiovani.it Maria Rosaria Noviello, membro del settore Memoria di Libera Lazio e figlia di Domenico Noviello, imprenditore campano ucciso nel 2008 dalla camorra- significa ricordarle, spendere una giornata in loro memoria, che con la loro vita hanno fatto si’ che tante lotte e battaglie venissero alla luce”. Memoria che secondo Noviello non basta, perche’ “bisognerebbe attivarsi sui territori, cercare di coinvolgere la cittadinanza in un impegno costante”. Un impegno che don Luigi Ciotti dalla piazza di Locri chiama tutti ad assumere perche’ “cittadinanza significa corresponsabilita’”, perche’ “ogni persona e’ chiamata a contribuire per il bene comune che e’ premessa di quello individuale”. “Noi oggi siamo qui- prosegue il presidente di Libera- perche’ amiamo la vita e abbiamo un debito con chi e’ stato assassinato. Abbiamo un debito con le loro famiglie. Non basta piu’ ricordare, bisogna farli vivere nel nostro impegno. Ci parlano, sono vivi. Ci esortano ad essere noi piu’ vivi. Vi prego dobbiamo essere piu’ vivi noi, tutti noi. Ci hanno lasciato un’eredita’: la speranza di una societa’ piu’ giusta e piu’ umana. A noi il compito di realizzarla”.