giornalisti-in-erba

Mare-pattumiera: Goletta Verde trova 32 rifiuti per Km quadrato

Ogni giorno l’uomo produce una quantità di spazzatura sempre maggiore, un immenso volume di rifiuti che danneggia irrimedialmente l’ambiente. La plastica è uno dei principali materiali presenti in acqua e sulle coste, circa il 95%, ma non è l’unico. Infatti sono stati trovati anche pezzi di gomma, legno manufatto, vetro e carta, anche se in quantità minore rispetto alla plastica, di cui vengono ripescate con frequenza buste e teli, stoviglie e bottiglie. Questo materiale è il meno degradabile e allo stesso tempo il più dannoso per l’ambiente e per la fauna marina, infatti può nuocere a tutte le specie animali, soprattutto tartarughe o cetacei.
Il mare italiano maggiormente inquinato è il Tirreno, specialmente la zona centrale campana, con una densità di 75 rifiuti al Kmq. Subito dopo troviamo l’Adriatico, col tratto che da Cesenatico arriva ad Ancona, dove sono presenti prevalentemente rifiuti provenienti dal settore della pesca, seguito poi dallo Ionio. La spazzatura, sfortunatamente, non si trova solo sui fondali dei mari, ma anche nelle spiagge dove molte persone vanno in vacanza d’estate. Su questi rifiuti “spiaggiati” sono stati condotti alcuni studi che portano risultati allarmanti: ogni anno è sempre maggiore la presenza di spazzatura sulle nostre spiagge. Risulta che il 54% dei rifiuti che troviamo in mare sia di origine urbana: è dunque l’uomo la causa di questa massiccia presenza di plastica e altri materiali nocivi. Da alcune ricerche emerge che la pesca produce il 12% dei rifiuti totali, mentre le fabbriche il 32%.
È stato anche recentemente condotto uno studio sulla presenza delle microplastiche nelle isole e arcipelaghi d’Italia. Da tale indagine è stata rilevata una forte presenza di queste microparticelle a Ischia, seguita dall’Isola d’Elba. Bisogna sottolineare che, per legge, se viene pescato un rifiuto, bisogna ributtarlo in mare, quindi, chi fosse intenzionato ad aiutare l’ambiente ripescando rifiuti, non potrebbe farlo. Fortunatamente la situazione è in procinto di cambiare, infatti, grazie alla direttiva europea “Marine Strategy” gli stati d’Europa dovranno essere in grado di raggiungere significativi risultati nella bonifica delle coste e delle acque, entro il 2020. Si calcola peraltro che la presenza di questi rifiuti richieda significativi investimenti: si calcola una spesa di cinquecentomilioni di euro l’anno, spesi per ripulire i mari e le spiagge dall’Unione Europea. Se non verranno adottate riforme per migliorare la situazione dell’inquinamento nelle località marittime, è stato calcolato un prevedibile aumento dell’immondizia del 12,29% fino al 2030, e un ulteriore aumento dei relativi costi di smaltimento.
Per molti anni il mare è stato impiegato come un’enorme pattumiera, non solo per lo smaltimento dei rifiuti industriali ed urbani, ma anche da tante persone poco civili. La raccolta differenziata, il riciclo, sono però sempre più diffusi, e sono una risposta efficace seppure non risolutiva. Ritengo fondamentale che le nuove generazioni vengano adeguatamente informate sui rischi e sui costi per l’intero pianeta di una gestione disattenta e non ecosostenibile dei rifiuti. Anche la scuola può fare molto per contribuire all’educazione di futuri cittadini più consapevoli dell’importanza di contribuire tutti al rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Solo con il contributo di ognuno sarà possibile combattere l’inquinamento dell’aria e dell’acqua.
Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse della Terra che si è verificato con le Rivoluzioni Industriali degli ultimi due secoli hanno portato quasi al collasso degli equilibri del nostro pianeta. Lo smaltimento dei rifiuti non è che uno dei problemi dell’inquinamento, il riscaldamento globale con le conseguenti catastrofi naturali, l’elevato tasso di polveri fini nell’aria, sono emergenze che i governi dei paesi industrializzati – e, quindi, maggiormente inquinanti a livello globale – devono affrontare insieme. In questi giorni a Parigi c’è stata una importante conferenza dei capi di Stato in cui si è discusso dei problemi relativi alla presenza di smog nell’aria, di anidride carbonica oltre i livelli consentiti, che porta al riscaldamento del nostro pianeta con rischi incalcolabili. Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre nei prossimi anni le emissioni di gas inquinanti, la Cina e l’India, invece, stentano a prendere impegni in questo senso.

Olga Viggiano 1D
Liceo Classico “Galileo” di Firenze