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Miur e Anac con studenti milanesi per allenarsi alla legalità tra i banchi

Milano – Ministero dell’istruzione e Anac a braccetto in un progetto pilota e itinerante che entra nelle scuole italiane per lasciare ai ragazzi la facolta’ di imparare e spiegare ai propri coetanei il mondo della corruzione e le azioni che si possono mettere in campo per contrastarlo.

Tre scuole, tre citta’, un filo che parte da Reggio Calabria, tocca Roma e arriva a Milano, percorre l’Italia e lascia ai ragazzi la responsabilita’ di gestire un bando e spiegare quale sia la traduzione italiana del termine whistleblower.

Cos’e’ il whistleblower? E’ il dipendente che segnala gli illeciti nella pubblica amministrazione: “E’ tecnicamente colui che segnala un fatto di corruzione, non perche’ lui sia destinatario dei danni ma perche’ si fa carico di una cultura dell’integrita’ dell’ente al quale appartiene, dunque di un interesse di portata generale”, come spiega a margine il consigliere dell’Autorita’ Nazionale Anticorruzione Nicoletta Parisi, ambasciatrice Anac dell’iniziativa.

Partito dal liceo Gulli di Reggio Calabria il 3 febbraio scorso, approdato a Roma il 7 febbraio all’Itis Galileo Galilei, si e’ svolto oggi nell’istituto professionale milanese D. Marignoni-Marco Polo il terzo workshop che servira’ agli studenti a ideare e gestire un concorso nazionale rivolto alle scuole superiori. Dalle 10.30 gli studenti si sono confrontati con rappresentanze di Anac (Parisi, appunto), del Miur e con il preside dell’istituto Pietro De Luca, che hanno illustrato l’iniziativa collegati in videoconferenza con gli studenti delle altre due scuole che partecipano al progetto.

Se l’ex magistrato Piercamillo Davigo proprio oggi ribadisce dalle pagine del Corriere della Sera quanto sia importante instaurare una cultura del contrasto alla corruzione “iniziando dai ragazzi”, Miur e Anac “ci sono arrivate prima”, come spiega Parisi. Altrettanto importante e’ unire tre scuole di tre differenti aree geografiche per uno stesso obiettivo, in un Paese sempre troppo diviso rispetto a come in teoria dovrebbe essere: “Davigo pensa che la repressione sia il mezzo utile per raggiungere il risultato di contrastare la prevenzione, io invece lavoro sul fronte della prevenzione”, spiega la consigliera Anac, perche’ “prevenzione vuol dire fare azione culturale e l’azione culturale va fatta sui giovani perche’ certe regole come la responsabilita’ individuale e il rispetto dell’altro si possono acquisire con molta poca fatica quando si e’ giovani, invece quando si e’ ormai lavoratori formati e’ molto difficile cambiare testa”, conclude Parisi.