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Nel pianeta dei lupi mannari

 

C’erano una volta, in una galassia lontana lontana, due mondi paralleli: nel primo si era stanziato il popolo degli orchi, che aveva dei fili di argento con dei colori schifosi al posto degli occhi e della bocca, e nell’altro viveva il popolo dei lupi mannari, che però erano buoni, desideravano il bene del popolo e la pace nel loro pianeta.
Gli orchi, però, erano molto cattivi, non volevano assolutamente che il bene e la pace regnassero all’interno del popolo dei lupi mannari. Decisero, allora di attaccare l’altro mondo, convinti dal loro capo che solo il male dovesse regnare, che solo il male faccia davvero parte di un popolo, che solo grazie alle forze del male un popolo possa combattere. Escogitarono, così, la creazione di un passaggio nascosto, un varco spazio-temporale per attaccare le forze del bene. Queste ultime vennero colte di sorpresa dall’attacco degli orchi: il capo dei lupi non voleva andare in guerra, perché sapeva benissimo che una guerra porta distruzione, fame, carestie, tanto più perché gli era stato sconsigliato dagli Efuri (animali saggi che davano consigli per il bene comune).
Nonostante ciò, i lupi, essendo di fatto stati invasi dagli orchi, dovettero comunque combattere. Non erano molto preparati ad affrontare un attacco e infatti la prima battaglia fu persa. Anzi, gli orchi fecero atti di razzia, distrussero le varie tane dei lupi e rapirono la sacerdotessa del Dio supremo.
I lupi erano molto arrabbiati, non potevano sopportare il rapimento della sacerdotessa, quindi, questa volta attaccarono loro il mondo degli orchi, mandando una legione a liberare la sacerdotessa e la riportarono in città. Gli orchi persero dunque la seconda battaglia.
Al momento dello scontro finale, i lupi, con uno stratagemma, vinsero molto facilmente, perché durante la notte misero delle bombe extragamma nell’accampamento degli orchi che, proprio un attimo prima dell’alba, saltarono quasi tutti in aria. Quando l’accampamento degli orchi fu raso al suolo, l’esercito dei lupi mannari era molto felice e quando tornarono a casa ci furono dei festeggiamenti bellissimi. La pace era stata raggiunta nonostante per questo risultato avessero perso la vita tanti bravi lupi di famiglia. Nonostante le perdite subite, il popolo de lupi, dopo queste battaglie, si animò di sentimenti prima sconosciuti: un senso di cattiveria e di conquista, una voglia di estendere il loro dominio in tutte le galassie possibili immaginabili. Ma quello che i lupi non sapevano è che un altro impero pari alla loro potenza si stava espandendo e che presto avrebbero combattuto nuovamente su un campo di battaglia con quei temibili avversari.
Nel frattempo gli dei decidevano le sorti della prossima guerra: ci furono degli scontri anche tra dei, così fu eletto il dio supremo per dirimere le contese divine. Gli serve un po’ di tempo per decidere perché era un giudizio davvero molto difficile: tutti gli altri dei acconsentirono a una tregua perché anche secondo loro era una decisione molto difficile.
Nel mondo dei lupi era arrivato lo scontro con i nuovi inquietanti avversari: quel giorno i due eserciti erano armati fino ai denti, i due comandanti fecero una bella chiacchierata finché non calò la notte, cosi i lupi diventarono più forti e l’esercito avversario fu letteralmente raso al suolo, e di loro non è rimasta neanche la polvere. Quando i guerrieri tornarono nel pianeta ‘’madre’’ lo trovarono distrutto per colpa di lupi traditori, così li giustiziarono tagliando loro la lingua, le braccia, le gambe e gli occhi. Tale era il furore dei lupi mannari.

Giovanni Gabbuti
Classe 1D – Scuola Secondaria di primo grado “Puccini” di Firenze