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In nome di mia figlia

 

“Au nom de ma fille” ovvero “In nome di mia figlia”, è il nuovo film di Vincent Garenq, uscito in Italia lo scorso giugno. Siamo nel 1982, in Francia. Il protagonista è Daniel Auteuil, noto attore francese, che troviamo nelle vesti di André Bamberski. Ha una figlia di nome Kalinka, con la quale ha un rapporto molto forte; fin da quando era piccola l’ha coccolata e le è sempre stato vicino. Kalinka frequenta la scuola primaria e un giorno, dopo scuola, la maestra presenta ad André il padre di una bambina con la quale Kalinka ha molto legato in classe. Il genitore è un medico, che in seguito diventerà padrino di Kalinka, e rammenta ad André, durante la loro chiacchierata, che le due bambine vanno molto d’accordo e che spesso la figlia gli parla di Kalinka a casa. Quando Kalinka raggiunge l’età di 14 anni, decide di trascorrere le vacanze in Germania, in compagnia della madre e del padrino. Una volta arrivati all’aeroporto, padre e figlia si salutano, anche se un po’ a malincuore, augurandosi buone vacanze l’uno con l’altro. La figlia si diverte durante le vacanze: gioca, scherza, fa tantissimi bagni in mare, passa giorni molto tranquilli e rilassanti.
Fino a qui, sembra andare tutto bene. Un giorno d’estate però, André riceve una telefonata. Non una telefonata qualsiasi, bensì quella che avrebbe cambiato totalmente la propria vita. Infatti gli viene comunicato che Kalinka, la figlia che aveva sempre cercato di proteggere e a cui aveva dato tantissimo amore, era morta. Non erano state date altre informazioni sul come, il dove o il perché, solo la notizia. André, senza neanche riattaccare, scoppia in lacrime. Dopo il funerale, decide di capire come la figlia fosse morta e soprattutto da chi era stata uccisa. Inizialmente riuscì solo a raccogliere l’idea che era stato un terribile incidente a causare la morte di Kalinka. Poi, però, andando fino in fondo, cominciò ad accumulare varie ipotesi, fino a quando non arrivò al dottor Dieter Krombach, il padre dell’amica d’infanzia di Kalinka, nonché padrino di Kalinka. Quando André riesce a parlare con Krombach, gli chiede come mai si trovava lì il giorno dell’autopsia; lui gli risponde che, essendo un medico, non voleva che le analisi e le indagini venissero abbandonate al caso. Ma André non gli crede e non riuscendo ad avere giustizia in Germania, dato che non ha prove da presentare alla polizia, decide di riaprire il caso in Francia e inizia a distribuire per le piazze alcuni volantini che raffigurano la faccia di Kalinka: vuole in tutti i modi che la verità venga fuori. Nessuno lo appoggia però nelle sue indagini, perché tutti ritengono che non sarebbe mai stato creduto ma André non si arrende, non vuole che la morte di sua figlia venga dimenticata e cerca in ogni modo di portare a termine le indagini, fino ad arrivare quasi a perdere la ragione, dedicando completamente il resto della sua vita alla ricerca della giustizia in nome di sua figlia. Da vedere.

Sofia Ranfagni Picchianti
Classe 1C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze