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Per non morire di mafia, Pietro Grasso si racconta

grasso-3CAMPOBASSO – Per non morire di mafia. Questo il titolo dello spettacolo andato in scena stamane al Teatro Savoia di Campobasso e a cui hanno assistito circa 350 studenti delle scuole superiori molisane. Organizzato dall’Ufficio scolastico del Molise, l’evento e’ il primo di due appuntamenti dedicati ai temi della legalita’, del valore delle istituzioni, della democrazia e dell’Europa. Ospite di oggi e’ il presidente del Senato Pietro Grasso. Lo spettacolo – messo in scena e’ promosso nella stagione del Savoia dalla Fondazione Molise Cultura in collaborazione con il Mibact e la Regione Molise – e’ tratto dall’omonimo libro, scritto da Pietro Grasso, ‘Per non morire di mafia’, e ripropone attraverso un monologo le riflessioni e gli interrogativi di un uomo che per trent’anni ha combattuto la criminalita’ organizzata in prima linea e che proprio attraverso la mediazione del teatro tenta di creare un contatto con la societa’ civile per farla riflettere, parlare e reagire.

Una funzione civile che si riafferma proprio nel confronto con i giovani, coprotagonisti, assieme a Grasso, di una giornata voluta e pensata all’interno del Progetto Legalita’ che attraverso l’omonima fondazione ha proprio l’obiettivo di portare nelle scuole “metodologie, percorsi e materiali per fare educazione alla cittadinanza, alla legalita’ e alla convivenza civile”. Sebastiano Lo Monaco interpreta, con la regia di Alessio Pizzech, Pietro Grasso, che si racconta dai primi impegni di magistrato a Barrafranca (in provincia di Enna) alla fine degli anni Sessanta, intrecciando la propria storia personale con i principali eventi luttuosi che punteggiarono la storia della Sicilia nella morsa della mafia. Dalla strage di Ciaculli agli anni della mattanza, degli assassini eccellenti di magistrati come Rocco Chinnici o di esponenti del mondo della politica come il parlamentare comunista Pio La Torre, fino agli omicidi dei giornalisti Mario Francese, Pippo Fava, Peppino Impastato.

“La mafia sembrava intoccabile e irraggiungibile”, urla Grasso/Lo Monaco dal palco, “tutto cominciava col sangue e tutto finiva col sangue”. La stagione delle vendette trasversali, dei delitti dei pentiti, il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, l’incarico di giudice a latere nel maxiprocesso, tutte tappe che cambiarono la vita di Grasso “come quella di tutti gli italiani”. Una scelta sofferta l’incarico a Palermo, che Grasso accetto’ con entusiasmo, nonostante “lo sgomento di fronte a quella mole di atti da studiare”, anche grazie all'”atteggiamento paterno di Borsellino, prodigo di consigli, che mi fece sentire protetto”. Un ruolo che fece entrare Grasso nel mirino di Cosa Nostra e che condiziono’ non solo la vita del magistrato ma anche quella dei suoi familiari, del figlio che con i suoi 14 anni si rifiutava “di salire sulla macchina blindata, anche quando ce ne sarebbe stato bisogno”.

Lo spettacolo si conclude con il racconto delle stragi di Capaci e Via D’Amelio e dei progetti di attentato ai danni di Grasso e di suo figlio Maurilio allora ventiquattrenne, della cattura del boss Bernardo Provenzano e delle vicende che lo portarono a capo della Pocura nazionale antimafia. “Vigliacchi, assassini, maledetti, maledetti”, le urla del magistrato alla notizia dell’attentato contro Falcone. Davanti alle cinque bare del magistrato, della moglie Francesca Morvillo, e degli agenti della scorta Grasso giuro’ “che la loro morte non sarebbe stata vana”. “Liberi tutti” l’urlo finale dello spettacolo e l’auspicio che della mafia si possa un giorno parlarne al passato, iniziando il racconto con “C’era una volta”.

L’invito ai ragazzi di Anna Paola Sabatini dell’Usr Molise e’ “a sentirsi dei privilegiati non solo per la presenza del presidente del Senato, ma soprattutto per la fortuna di poter ascoltare una lezionegrasso di legalita’ da una persona che ha dedicato una vita all’impegno diretto nella lotta alle mafie. E’ fondamentale – continua Sabatini – partire dalle nuove generazioni per combattere il fascino del sistema dei favori. I ragazzi sono il presente e la speranza per il nostro futuro”. “La legalita’ – dichiara il presidente della consulta dei giovani del Molise – deve essere strumento e non fine. Per questo deve essere utilizzata all’interno delle scuole. I valori di legalita’ e giustizia non possono essere imposti dall’alto, al contrario e’ nelle scuole che bisogna educare alla legalita’”. Grasso sul palco insieme agli studenti, risponde alle loro domande: “Sappiamo quanti danni produce la corruzione – dichiara il presidente del Senato – Non e’ un problema di leggi, ma la corruzione si batte soprattutto da un punto di vista etico. Quella mafia che avete visto rappresentata nello spettacolo e’ stata effettivamente distrutta, occorre continuare a studiare quali sono i meccanismi silenti attraverso i quali la mafia continua ad insinuarsi nell’economia legale. Non ho mai pensato – continua Grasso – di gettare la spugna nel mio impegno nella lotta contro le mafie, il cui punto di forza e’ l’intreccio tra l’intimidazione e la violenza e la ricerca del consenso e della compartecipazione agli interessi illeciti, per questo e’ cosi’ complicato reagire e per questo bisogna lottare per non soccombere. La debolezza invece sono le lotte interne all’organizzazione mafiosa. I giovani – conclude – devono avere la cultura della legalita’ che comprende l’etica. Non bisogna solo rispettare le regole ma possedere i principi di giustizia, tolleranza, liberta’, per cambiare il mondo e mettere in atto una vera rivoluzione, che siete voi a dover attuare”. Il secondo appuntamento formativo organizzato dall’Usr del Molise sara’ nell’auditorium ‘Unita’ d’Italia’ di Isernia il 25 ottobre, quando oltre 750 studenti della regione incontreranno l’ex presidente del consiglio e giudice costituzionale prof.re Giuliano Amato per dibattere di ‘Giovani, Democrazia, Europa’.