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Notte della legalità: a Palermo studenti protagonisti

PALERMO – L’alleanza tra le istituzioni e la società è il senso profondo di un’iniziativa che vuole sollecitare le menti dei giovani alla consapevolezza della responsabilità alla legalità. Possediamo strumenti e conoscenza per tutelare e promuovere i valori sanciti nella carta costituzionale italiana, definita dal Presidente della Repubblica la cassetta degli attrezzi della democrazia.

Nello scorrere degli interventi sul palco di Piazza Vittorio Emanuele Orlando, davanti all’ingresso del palazzo di Giustizia, è un appello congiunto quello che viene lanciato da Palermo in occasione della notte della legalità.

Gli studenti sono la platea a cui arrivano i messaggi di rispetto per il prossimo, di porsi domande, di ribellarsi ai torti, di lottare.

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L’appuntamento di questo caldo sabato di maggio nasce su iniziativa dell’Anm e dalla rete territoriale, che ha visto lavorare insieme il mondo della scuola, le forze militari e civili, le categorie professionali. Matteo Frasca, presidente ANM di Palermo, ricorda anche l’importanza di due ricorrenze in questo 2018: il 70° anniversario delle leggi razziali, una pagina nera della nostra storia che va ricordata per evitare che si ripeta; e il 60° anniversario della Costituzione repubblicana.

I valori giusti si sono concretizzati sulla pelle di tutte le persone che si sono sacrificate per la legalità. Modelli che vengono richiamati, come quelli di Falcone e Borsellino, esempi di amore incontrastato verso questa terra: “In questo luogo è stata combattuta una straordinaria battaglia, questi uomini hanno combattuto con la forza dell’amore”, ha ribadito Frasca. Una storia faticosa ma che oggi racconta di grandi risultati raggiunti, di una grande rivoluzione compiuta, sottolineata da Roberto Scarpinato, procuratore generale della Corte di Appello di Palermo, che guarda dentro il palazzo, dove quegli uffici hanno visto luci accese fino a tarda notte, centinaia e centinaia di agenti proteggere chi era esposto alle brutte intenzioni della mafia. Questa è la prospettiva consapevole di questo edificio che il procuratore ha proposto ai giovani.

“Vogliamo inseguire la bellezza dei comportamenti, quelli che hanno cambiato il destino di questo paese”: il primo cittadino, Leo Luca Orlando, ricorda il passato di omertà e di vergogna di una Palermo che appare cambiata, che è la città di un parroco di periferia, don Pino Puglisi, un semplice sacerdote che non combatteva la mafia ma chiedeva una scuola nel quartiere disagiato per i ragazzi che seguiva e questo fece più paura delle armi dei poliziotti e delle sentenze dei magistrati.

In questo momento di condivisione c’è una domanda ricorrente: cos’è la legalità? Non solo rispettare le leggi, ma avere a cuore la Costituzione, quale garante dei diritti della persona è la risposta data dal prefetto di Palermo, Antonella De Miro che ha ribadito l’importanza di assolvere allo studio, base della formazione culturale e da cui dipende il futuro, perché chi rispetta la legalità è il carburante che muove la società moderna. Conoscenza e cultura sono il sale delle nostre scelte migliori che permettono uno sviluppo efficace di giustizia e correttezza, a partire dal percorso di crescita. Solo così, sarà possibile intervenire con la prevenzione, per la rimozione degli ostacoli allo sviluppo della persona, che, come ha detto il presidente del tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, sono strumenti al pari di quelli previsti dal codice penale.

La legalità è il senso della comunità, che significa rispetto per tutti. Piergiorgio Morosini, componente del Csm, invita a pensare alla mafia, alla corruzione, al bullismo, alla violenza sulle donne, quali fenomeni legati dalla mancanza di rispetto e dall’indifferenza. È lui stesso che propone di vedere questa giornata come metodo di studio, di discussione, d’incontro; nella consapevolezza che i fatti che approdano in Tribunale e nelle Procure sono nella vita di tutti, di chi non trova un lavoro, di una costa di paesaggio deturpata.

Gli appuntamenti in programma non lasciano spazio a distogliere l’attenzione dai fatti e dalle persone che hanno fatto e fanno la storia della Sicilia, della legalità. Nel programma di questa giornata una serie di attività laboratoriali per far conoscere agli studenti dinamiche reali di vita quotidiana, per rendergli conto di cosa accade nel mondo.

Fra i temi scelti, a partire dalle domande che i ragazzi si sarebbero posti, il dottor Ennio Pretrigni ha condotto quello sull’immigrazione e i diritti dell’uomo, a fianco dell’avvocato Caruso, delle colleghe Sabella e Fascina, che ha rappresentato le procedure nella gestione di un fenomeno complesso. Porte aperte di quegli spazi dove passarono eroi, martiri, vittime, dove si tenne il primo grande processo alla mafia, dove nella data del 5 maggio, dinnanzi ai futuri magistrati, avvocati e soprattutto cittadini, si rinnova l’impegno al rispetto della legalità.