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‘Perche’ non sono bullo’, il vademecum di ‘eTutorWeb Young’

Roma – Un video e un decalogo, costruito dai ragazzi per i ragazzi. Si chiama ‘Perche’ non sono bullo’ la carta presentata stamattina all’istituto tecnico ‘Galileo Galilei’ di Roma, un vademecum in dieci punti selezionati su un totale di 693 interviste condotte dalla redazione di ‘eTutorWeb Young’ a ragazzi di eta’ compresa tra gli 8 e i 18 anni di Ascoli Piceno, Arquata del Tronto e Roma.

“Ho imparato ad ascoltare i miei sentimenti, “Non infastidisco le persone ne’ online ne’ offline”, “Di fronte agli abusi agisco e ne parlo con gli adulti vicini”, “Non utilizzo la forza per sentirmi ben voluto dal gruppo”. Questi alcuni tra i dieci punti esposti a circa 400 ragazzi provenienti da alcuni istituti comprensivi e licei romani in un evento su bullismo, cyberbullismo e sicurezza web organizzato in occasione del Safer Internet Day e della prima ‘Giornata nazionale contro il bullismo a scuola’.

A rispondere alle domande degli studenti giornalisti, come Davide Desario della redazione del ‘Messaggero’ online, Romolo Sticchi della rubrica Pixel del Tg3 e Antonia Varini di UnoMattina, ma anche il neuropsichiatra infantile Gabriel Levi, il giornalista e docente universitario Giampiero Gamaleri, l’avvocato penalista Giovanni Giaquinto e l’esperto di web e social Gian Luca Comandini. A moderare gli interventi il presidente dell’Associaziona nazionale presidi del Lazio Mario Rusconi, storico preside del liceo ‘Newton’ di Roma. Jacopo Scata’, presidente della commissione Scuola del I Municipio ha portato agli studenti il saluto del presidente Sabrina Alfonsi.

“Perche’ dovrebbero far paura l’avvento delle tecnologie e del web?- chiede ai ragazzi Comandini-. Perche’ come tutte le opportunita’ se non si capisce a fondo rischia di essere un pericolo. Come quando si e’ in una stanza buia e non si riesce a vedere tutto cio’ che c’e’ intorno. Sul web pero’ nonostante la luce sia spenta ci avventuriamo alla cieca e non ci rendiamo conto che ci si potrebbe far male”. Una metafora quella di Comandini che guida i ragazzi a riflettere sulle infinite opportunita’ del web, che puo’ nascondere insidie pericolose se non usato correttamente. “Internet ve lo dovete immaginare come una macchina da Formula 1 che non sa guidare quasi nessuno- continua con le metafore Desario-. Se una persona normale si mette alla guida di una macchina di Formula 1 molto probabilmente fara’ un incidente. Questo e’ quello che succede tutti i giorni a voi come agli adulti sul web. Internet e’ una macchina velocissima e se non la sai usare rischi di fare dei guai”.

Guai dovuti al fatto che il web non dimentica. “Mettere la vostra vita, compresi i vostri errori, su social come Facebook, Instagram e Snapchat, equivale a farli conoscere al mondo” continua Desario, che consiglia ai ragazzi di informarsi sui siti dei giornali e non sui social network, che selezionano la notizia piu’ popolare, non la piu’ importante. Di social e sicurezza web ha parlato anche Sticchi, che mette in guardia i ragazzi sugli attacchi degli hacker: “Attraverso i profili dei social gli hacker possono rubare password, controllare il vostro computer dove ci sono tutti i vostri dati e fare attacchi ad altri computer. Nemmeno un computer non connesso alla rete puo’ dirsi sicuro. Per questo “dovete immaginare di essere fisicamente in una piazza- ammonisce-. Come negli anni ’50 il maestro Manzi insegno’ agli italiani a leggere e scrivere dalla tv, oggi la Rai vuole fare la stessa cosa con internet, non lasciandovi soli”.

Una piazza il web, dove sempre piu’ spesso si consumano episodi di bullismo indiretto, che, sostiene Levi, e’ “cosa ben diversa dal bullismo diretto”. “A me non fanno paura i bulli, ma quelli che stanno zitti- dichiara il neuropsichiatra-. Le vittime e gli autori di bullismo sono pochi, quelli che assistono ad atti di bullismo molti di piu’. Sono loro che decidono quello che succedera’ dopo. Il bullismo verra’ bloccato se la gran parte di noi sara’ capace di intervenire e raccontare cio’ che succede”. A portare un esempio concreto, il penalista Giaquinto che racconta quanto l’invisibilita’ e l’anonimato garantito dal rapporto web possa trasformare in “mostri” ragazzi che altrimenti non sarebbero in grado di compiere atti di bullismo: “Ho ascoltato tempo fa un ragazzo che ha contattato su una chat un profilo di una persona che risiedeva a chilometri di distanza. Il ragazzo era convinto di chattare con una persona adulta e ha cominciato ad avanzare richieste. Tra queste chiede delle foto ose’. La persona che si trovava al di la’ del pc ha inviato queste foto e il ragazzo le ha strumentalizzate per ricattarla. Bene- conclude l’avvocato-, la persona dall’altra parte della chat era una bambina di appena 12 anni, che non e’ stata in grado di respingere le richieste e ha compiuto degli atti sessuali davanti alla webcam. Il ragazzo e’ stato arrestato dalla polizia postale e mi ha detto che non si sarebbe comportato cosi’ se la bambina fosse stata presente fisicamente nella sua stanza”.

Per questo, “basta connettersi con la testa”, conclude Giaquinto e ricordare che “il mondo di internet e’ un mondo reale”. “Solo se noi riusciamo ad intercettare i bisogni educativi dei bambini gia’ nella scuola primaria possiamo sperare di avere una societa’ meno violenta e affetta da fenomeni come il bullismo- dichiara a diregiovani.it Rusconi-. La cosa piu’ interessante di questa giornata e’ che gli interventi dei relatori si sono contenuti in dieci minuti perche’ era importante dare spazio alle domande che facevano bambini e ragazzi. Solo la partecipazione diretta e l’utilizzo degli strumenti di comunicazione del web, in collaborazione con docenti, genitori ed esperti- conclude- puo’ rendere migliori le future generazioni”.