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Plutone? Forse è davvero un pianeta…

 

Fu un “mal funzionamento” di Urano e di Nettuno, un loro strano comportamento che usciva fuori dagli schemi previsti, a portare all’ipotesi di un ennesimo pianeta oltre a quelli conosciuti allora. Il 18 febbraio 1930, infatti, Clyde Tombaugh riuscì a trovare tale oggetto tanto cercato, confrontando piastre che erano state impressionate solo pochi giorni prima a gennaio. Il 24 agosto 2006 Plutone, così chiamato facendo riferimento al dio romano dell’oltretomba, era stato declassato a pianeta nano. Troppo piccolo e con troppe imperfezioni, non lo si riteneva al pari degli altri otto pianeti del Sistema Solare. Dal congresso internazionale Uai (Unione Astronomica Internazionale) di quell’anno, a Praga, era emerso che Plutone, il cui diametro è di soli 2306 km e la cui superficie di ghiaccio d’acqua e di metano non è uniforme, non rispettava i canoni per poter rientrare né nella fascia dei pianeti terrestri, né in quella dei gioviani. Per questo viene recluso all’interno della categoria di Cerere, Xena e Caronte. Ma questo è quello che sapevamo prima che il 14 luglio del 2015 la missione della prima sonda ad avvicinarsi a Plutone, la New Orizons, venisse portata a termine. Emergono in quest’occasione nuovi dati, che stupiscono i ricercatori e fanno spuntare un nuovo punto interrogativo: che sia stata una decisione troppo avventata quella di escludere la presenza di un nono pianeta? Probabile. Si è visto infatti che esso si può comportare benissimo come un altro pianeta. Infatti proprio come Marte e Venere è in grado di deviare i venti solari e come la Terra le particelle elettricamente cariche presenti nella sua atmosfera vengono allontanate da questa in direzione contraria a quella del Sole, formando una lunga coda. Che questo nostro caro pianeta nano si stia riscattando? Fino a poco tempo fa si credeva che fosse più simile a una cometa, a un asteroide proveniente dalla fascia di Kuiper, e quest’idea si è rafforzata soprattutto in seguito al ritrovamento di un asteroide, proveniente da quella stessa fascia, dal diametro di 1000 km, ovvero la metà di quello di Plutone. Si ipotizzava anche che la sua gravità fosse troppo debole per trattenere le particelle elettricamente cariche ma, come afferma McComas, ricercatore dell’Università di Princeton che ha elaborato i dati di quanto narrato, la gravità di questo misterioso corpo celeste è sufficiente per riuscire a farlo.

Ginevra Comanducci
Classe 2C – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze