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Racconto di Natale

 

“Ehy, nonno, prima di andare a letto, mi racconti la storia del Natale del ’43?”
“Ma, tesoro, con questa sarebbe già la quinta volta che te la racconto”
“Va beh, raccontamela un’altra volta, dai…”
“Va bene, ma poi a letto! Allora… era la fredda notte del 24 dicembre 1943, a Londra lo spirito natalizio era a dir poco nullo. Una bambina di nome Lucy correva per le strade della città in cerca di ogni tipo di viveri da portare nel rifugio sotto casa sua per l’imminente bombardamento da parte dei Tedeschi.
Mentre correva, Lucy, non poteva non notare i cartelloni che in quel momento dell’anno dovevano infondere spirito natalizio e felicità, ma non facevano altro che impaurire i cittadini con gli orrori della guerra.
Lucy entra in un negozio di alimentari miracolosamente ancora aperto. Si avvicina al bancone e, guardando in basso, chiede dell’acqua e del pane. Non risponde nessuno. Alza gli occhi e vede che il commesso è rannicchiato sotto il bancone tremolante. Lucy si avvicina subito e chiede come mai si è rifugiato sotto il tavolo. Il tizio risponde che l’Uomo che ha permesso che tutto ciò accadesse non è umano e che in questo momento avrebbe molto probabilmente festeggiato con la sua famiglia il Natale.
Lucy lo invita a prendere il necessario e a correre con lei al rifugio dove sua madre e sua sorella la aspettavano.
Una volta giunta a casa la madre accoglie la ragazza e offre rifugio al commesso. La signora era una donna di mezza età, consumata dalle sofferenze per la morte del marito al fronte e per la chiamata alle armi del figlio, indossava un vestito lungo viola, sporco, probabilmente era restata distesa per terra fino a quel momento. I capelli li portava legati, si vedeva che non aveva la possibilità di curare il suo aspetto. Teneva in braccio una bellissima bambina che avrà avuto intorno ai 4 mesi. “Salve, mi chiamo, Margareth, sono la madre di Lucy.” “Presto entrate” disse la donna “i nazisti sono imprevedibili”. “Quei bastardi!” rispose il commesso “hanno abbattuto il palazzo di mio fratello e di mia cognata, uccidendoli”.
Improvvisamente suonarono le sirene. I quattro si rifugiarono nel seminterrato. “Ho portato dell’acqua e da mangiare, ci basteranno per tre giorni” disse l’uomo “Lucy chiudi le persiane e stringiti a me!” ordinò la madre. Boom. La prima bomba si schiantò fragorosamente vicino alla loro casa e l’onda d’urto distrusse le finestre del rifugio. Lucy iniziò a piangere temendo il peggio. “Non preoccuparti, vedrai che se Dio lo vorrà, ci salveremo” disse il commesso che intanto si era inginocchiato a pregare. Si udì un altro fischio, Lucy si affacciò da quello che era rimasto delle finestre e vide un oggetto nero che si muoveva ad alta velocità verso di loro, “Bomba, Bomba!” esclamò la ragazza. Incredibilmente una folata di vento riuscì a spostare l’esplosivo. “Non è solo fortuna” disse l’uomo.
“Vi siete rifugiato qui con noi, avete portato cibo ed acqua, ma ancora non so il vostro nome” disse Margareth “Avete perfettamente ragione, il mio nome è Winston” rispose l’uomo. “Si è fatto tardi, meglio riposare ora” disse Margareth. Fortunatamente la bambina piccola e sua sorella Lucy si addormentarono facilmente. “Speriamo di non passare una notte molto movimentata” disse scherzando la donna “Sono d’accordo con lei, miss” rispose ridendo l’uomo.
Era arrivato il giorno di Natale e sicuramente Lucy, la sua famiglia e Winston non pensavano di passarlo così. In guerra. Tra i bombardamenti costanti dei Tedeschi.
Già alle 10 del mattino si schiantò la prima bomba, alle 11 eravamo già a tre.
“Non possiamo andare avanti così” disse Margareth “Mi dispiace deluderla, ma purtroppo noi non possiamo far cambiare idea ai Tedeschi” rispose dispiaciuto Winston. Incredibilmente e improvvisamente si ebbe la notizia “TROVATO ACCORDO TRA INGLESI E TEDESCHI PER FESTEGGIARE IL NATALE”: l’urlo di gioia che tirarono Margareth e Winston svegliò, spaventandoli, Lucy e sua sorella, “Cos’è successo?!” “Niente bombe, niente bombe!” risposero in coro Winston e Margareth. Lucy rimase a bocca aperta , sapeva che la guerra non sarebbe finita lì, ma allo stesso tempo avrebbe potuto passare del tempo, in completa tranquillità, con sua madre e sua sorella, quindi era felice. I quattro avevano deciso di uscire dal rifugio. Videro distruzione ovunque e per un momento anche rabbia mischiata a dolore. Rovistando tra le macerie del suo negozio, Winston trovò un fucile scarico e dei proiettili, si sarebbero sentiti più al sicuro con un’arma a disposizione. Dalle macerie sorse un uomo: era un tedesco che già stava puntando col fucile i quattro, ma non ebbe il tempo: bam! Winston freddò il tedesco”.
“Ma uccidere è sbagliato!” disse il bambino
“Se ha fatto bene o ha fatto male è solo una questione di punti di vista” rispose il nonno “e ora, a letto!”

Andrea Albini
Classe 3E – Liceo Classico “Galileo” di Firenze