mondoscuola

I ragazzi dell’I.C. Fanelli – Marini di Ostia portano in scena ‘i Menecmi’

Roma – I ragazzi dell’Istituto Comprensivo Fanelli – Marini di Ostia hanno portato sul palco del teatro del Lido di Ostia, ‘i Menecmi’, una commedia di Plauto scritta verso la fine del III sec. a.C. Il nome deriva da quello dei due fratelli gemelli, protagonisti dell’opera.

“E’ uno spettacolo moderno – ha raccontato a diregiovani.it il regista dello spettacolo Luca Cardillo – che veicola un messaggio di ritrovamento, ritrovare il proprio gemello perduto, ritrovare i propri sentimenti e la propria naturalezza”.

La commedia, in apparenza movimentatissima, tratta di un evento molto semplice: lo smarrimento e rapimento di Menecmo I e le peripezie che consentono ai due gemelli di incontrarsi di nuovo e tornare insieme in patria. Attorno all’omonimia e alla straordinaria somiglianza tra i due fratelli viene costruito da Plauto il prototipo della commedia degli equivoci, simile per genere all’Anfitrione e alle Bacchidi: la comparsa di Menecmo II, che non ha mai smesso di cercare il fratello, ad Epidamno, dove Menecmo I si è creato la sua nuova vita, scatena un susseguirsi di situazioni confusionali, comiche per necessità.

Come in quasi tutte le commedie plautine, l’autore smaschera la finzione teatrale per richiamare i lettori e rompere l’illusione scenica e anche nei Menecmi è ben visibile il carattere fittizio dell’evento teatrale. Quest’azione si manifesta tramite il metateatro, l’ambientazione, i riferimenti al mondo romano e il ribaltamento delle tradizionali gerarchie di potere.

Giacomo Locatelli, il secondo regista, ci ha raccontato che “C’è stata un pó di confusione nel montaggio dello spettacolo però i ragazzi ti danno tante soddisfazioni. È stato grandioso vedere come sul palco siano riusciti ad interpretare alla perfezione una commedia come quella di Plauto perché è davvero complicata”.

Eppure, nonostante gli ottimi risultati, Cardillo ci ricorda che il vero lavoro non è stato fatto né sul testo né sulla recitazione “Quello che vuole fare il teatro con questo laboratorio è permettere ai ragazzi di lavorare su di loro vestendo i panni di altri, perché oltre a focalizzarci sul testo e sullo spettacolo, lavoriamo sopratutto sulla natura dei ragazzi: su come devono rapportarsi e interagire fra di loro”.

Una lezione che hanno appreso fino in fondo e l’hanno fatto divertendosi e imparando e alla fine dello spettacolo, come recita la conclusione della commedia: “Nunc, spectatores, valete et nobis clare plaudite: e ora, spettatori, a voi buona salute, a noi un bell’applauso.”