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Il ritorno di Mockingjay: la resa dei conti

“Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2” è l’ultimo capitolo, di una saga ambientata in un futuro distopico, diretto da Francis Lawrence, da cui tutti ci aspettavamo molto in quanto come ogni saga degna di questo nome, un gran finale è sempre ben accetto e atteso.
Il film precedente ci aveva lasciato con lo di Panem in guerra, e con la famosa ghiandaia imitatrice, Katniss Everdeen, interpretata da Jannifer Lawrence, a guidare la rivolta, gridando a voce piena: “Rivolgete le armi verso Capitol City. Rivolgete le armi contro il presidente Snow”.
Dopo la distruzione dell’ultimo distretto fedele alla terribile tirannia di Capitol City, Katniss si dirige proprio nel covo del nemico per la resa dei conti finale insieme a Finnick, le gemelle Leeg, Pollux e suo fratello Castor, il comandante Boggs e il vicecomandante Jackson, Gale (Liam Hemsworth) e Peeta (Josh Hutcherson).
Nella prima parte del films la somiglianza tra Katniss e Bella Swan, la protagonista della saga di Twilight è impressionante: infatti la giovane rivolge i suoi sentimenti ad entrambi i suoi “pretendenti”, e nonostante nello scorso film Peeta avesse tentato di strangolare l’innamorata Katniss, dopo aver subito un depistaggio celebrale a Capitol city, la ragazza è ancora totalmente innamorata di lui, ma nonostante questo concede le sue attenzioni a Gale senza alcun indugio.
Se la prima parte del film ha un effetto soporifero veramente “efficace”, la seconda di sicuro ottiene l’effetto contrario: per raggiungere la dimora del Presidente Snow, la Star Squad deve affrontare trappole mortali, esplosioni, cascate di petrolio, ibridi mutanti nel sottosuolo che decimano il cast in pochi minuti, cosa che, insieme all’indifferenza dei personaggi sopravvissuti, lascia decisamente l’amaro in bocca. A quando pare, dopo il lavaggio del cervello subito, Peeta non riesce più a distinguere la realtà dagli eventi fittizi: dopo una serie di domande, a cui Katniss risponde con “vero” o “falso”, arriva la scena che tutti aspettavano da tempo, ovvero il bacio tra i due. A seguito della domanda posta da Peeta, che ovviamente è “Mi ami?”, Katniss rispondendo “vero”, sembra ormai dimenticarsi totalmente del povero Gale, che da quel momento perde completamente rilevanza nel film e non viene praticamente più ripreso, e viene congedato dalla saga senza ulteriori spiegazioni.
Dopo dei blandi applausi in sala per il momento strappalacrime e altamente diabetico, accadono molti eventi, anzi troppi: la zona intorno alla dimora del presidente Snow, che aveva gentilmente offerto ai cittadini della capitale di Panem protezione contro i ribelli, viene bombardata da un aereo di Capitol City stessa. Nella confusione più totale rimane uccisa anche Prim, la dolce sorella di Katniss: ovviamente ci saremmo aspettati lacrime, disperazione e grida di terrore da parte sua. E invece tutto questo non accade assolutamente, anzi come era accaduto per Gale, di Prim non si parla più per il resto del film.
Alma Coin intanto, che sembrava la beniamina dei popoli oppressi, portatrice della bandiera della rivoluzione, si trasforma improvvisamente in una dittatrice, con l’unico scopo di proseguire la tirannia iniziata da Snow. Come la sua figura si sia evoluta così tanto in così poco tempo, ci è ignoto: da questo momento ci è chiaro che per tutta la durata dell’ultimo capitolo della saga il regista Francis Lawrence sembra essersi scordato di rendere chiara agli spettatori la resa degli aspetti psicologici dei singoli personaggi, di cui il prospetto emozionale non è decisamente preso in considerazione – elemento ancora più grave considerando lo sdoppiamento del terzo romanzo in due parti davvero troppo dilatate per quanto riguarda la durata -.
Dopo un grandissimo colpo di scena, atteso dopo l’ennesima mezz’ora di film ad effetto soporifero, non può mancare il lieto fine, e tutto si conclude improvvisamente per il meglio: Katniss e Peeta vivono felicemente insieme nel distretto 12, e dopo una vita piena di sofferenze, i due passeranno la vita insieme ai loro due figli. La saga si conclude con Katniss che, mentre guarda Peeta giocare con uno dei loro bambini, tiene in braccio il figlio più piccolo, promettendogli che un giorno, quando sarà più grande, gli racconterà tutto.
Il finale, seppur commovente ed efficace purtroppo non riesce a salvare un film che sinceramente non riesce mai a toccare l’animo dello spettatore: l’algida indifferenza dei personaggi alla morte di amici e parenti, e la mancata resa dell’evoluzione psicologica dei personaggi, che nei libri è decisamente presa in considerazione, rende nel complesso il capitolo finale della saga non convincente.
Di sicuro questo finale, non raggiungerà gli incassi dei tre predecessori, infatti, come era accaduto già con i libri della saga scritti da Suzanne Collins, aveva visto calare il suo impatto nei confronti dei lettori già dal terzo capitolo. Forse il film non è stato semplicemente all’altezza delle aspettative, e decisamente non regge il confronto con il magnifico libro da cui è tratto (peraltro la seconda metà è decisamente più avvincente della prima). Azione e delusione sono i primi due termini che vengono in mente dopo la visione del film, e di sicuro non rappresentano un connubio piacevole.

Martina Lucaccini
Classe 5E – Liceo Classico Statale “Galileo” di Firenze