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Roma, ‘Vite ebraiche’ a Casal Palocco: diversità come ricchezza

ROMA – “La scuola vuole avviare un percorso di conoscenza per vivere la diversita’ come ricchezza e trarre giovamento come individui e cittadini”. Cosi’ Angela Gadaleta, Dirigente scolastico del liceo di Casal Palocco ha introdotto la conferenza “Vite ebraiche, momenti nel quotidiano” che si e’ tenuta stamattina nel cinema del quartiere e che ha ospitato gli studenti del Democrito e della Scuola ebraica di Roma. L’evento si inserisce in un progetto della comunita’ ebraica che sta facendo il giro delle scuole italiane e mira a far conoscere le proprie tradizioni e diffondere una cultura che vada oltre il passato della Shoah.

“Siamo qui per interrogarci e coltivare uno spirito critico. Dobbiamo andare oltre quello che si legge sui giornali o si urla allo stadio” ha detto Ruth Dureghello, la presidente della Comunita’ ebraica di Roma, facendo anche riferimento ai cori antisemiti durante la partita di calcio di ieri sera. “L’essere ebreo e’ un quotidiano inno alla vita e lo dimostrano le nostre festivita’. Inoltre anche noi siamo romani da 2200 anni – ho spiegato Dureghello – quando la famiglia dei Maccabei venne a Roma a chiedere aiuto contro l’oppressione della Grecia”. Il carciofo alla Giudi’a, piatto tipico dalle origini ebraico romane e il detto “reggere il moccolo”, tradizione millenaria dei matrimoni ebraici sarebbero proprio le espressioni di impronte comuni della convivenza.

Gli studenti della scuola ebraica, guidati dalla professoressa Ruhi Levi, hanno raccontato in modo semplice la propria quotidianita’ scandita dalle tradizioni a partire dall’importanza dello studio, “un’esperienza di relazione” che nasce dal dono della Torah, il libro della legge, dove Dio ha parlato “con” e non “a” Mose’, ad indicare la partecipazione piuttosto che la passivita’ nel percorso della conoscenza. I ragazzi hanno spiegato il calendario basato sui cicli della Luna, il peso di una buona azione superiore a una cattiva, il valore del matrimonio senza il quale una persona e’ “incompleta e senza radici”, i motivi di un certo tipo di alimentazione e l’osservazione del riposo durante il sabato, non senza rammarico da parte di qualche studente: “sono bravo a pallone ma non posso giocare a calcio”.

I ragazzi del Democrito hanno dato il benvenuto ai compagni ebrei imparando delle danze e musiche tradizionali e con una riflessione letta da Andrea, uno degli studenti: “Non conoscere e’ pericoloso e i pregiudizi sono piu’ veloci e facili da usare. Io scelgo di trattare gli altri come vorrei essere trattato io, o per usare le parole della nostra Costituzione, tutti i cittadini hanno pari dignita’ senza distinzione di razza, sesso, opinione politica e religione”. “Vedere arrivare i vostri compagni della scuola ebraica accompagnati dalla scorta, mi spinge ancora di piu’ a sostenere un’istruzione innovativa, trovando modi diversi per fare didattica come questo convegno, e tradizionale per insegnare i valori della democrazia, perche’ conoscenza e’ sinonimo di liberta’”- ha concluso la dirigente scolastica.