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Saturday Night, l’ossessione dei giovani… ma a cosa è realmente dovuto?

 

Cinque ore tra banchi e corridoi, in attesa del fatidico drin drin della campanella. Una volta fuori, di corsa a casa a preparare il (magro) pranzo, per poi fiondarsi sui libri onde evitare la raffica di insufficienze che piomberà inesorabile su di noi la mattina seguente. Alle prese con la scrivania sommersa di appunti, una risposta su WathsApp qui e una scorsa nella home di Facebook là contribuiscono a diminuire la già debolissima concentrazione. Tuttavia, dimostrando davvero scarsa comprensione, l’orologio dello smartphone avanza impietoso fino all’ora X e in quel momento la soave voce della mamma chiama ripetutamente: c’è da sentire di quale commissione avrà bisogno stavolta… come di consueto puntualmente un minuto e quaranta secondi prima dell’allenamento. Sospiro di sollievo: si tratta di fare un salto nel negozi di alimentari sotto casa per procurarle il prodotto “tal dei tali”(sconosciuto agli occhi di un adolescente che in tal campo non va oltre la sontuosa accoppiata CocaCola-Kebab). L’allenamento è di quelli pesanti, ti consuma le gambe lentamente lasciandoti quella minuscola percentuale di vitalità (sì, respiri ancora!) che non ti consente di fermarti per lasciarti crollare in mezzo al fango. E siccome anche dopo la doccia (fredda, chiaramente) gli arti inferiori non danno segnali di ripresa, ecco che ti ricordi di aver rinunciato allo Scarabeo per risparmiare quel superfluo goccio di benzina, che ti condanna alla scarpinata fino alle pendici del portone di casa. Ingoiato qualche etto di pasta che da almeno due ore ha perso ogni proprietà nutritiva di sorta, ecco che le coperte diventano una delle poche, pochissime note liete della giornata, ormai indirizzata verso la sua bigia conclusione. In tutto questo buio resoconto, c’è tuttavia uno spiraglio di luce: domani è giovedì, significa che al sabato mancano soltanto un paio di giorni. Resistendo ancora un po’ dovresti arrivarci bello carico per espellere finalmente tutto il veleno accumulato in corpo durante questa atroce settimana. Ed è così che il sabato arriva, e differentemente da quanto accade ogni comunissimo giorno l’uscita da scuola è accompagnata da risa, schiamazzi e Programmi. Già, Programmi con la P maiuscola, perché il sabato è per antonomasia il giorno dei Programmi, il giorno in cui se tocchi un libro rischi la pena di morte, il giorno in cui sono obbligatorie, per la legge emanata dall’IPSE (Invisibile Pregiudizio Studentesco ma Esistente), almeno quattro ore di dolce far niente in previsione della grande serata che è sempre più grande ogni settimana che passa. Arriva il sabato: lo studente ne sente l’aroma, lo respira a pieni polmoni, perché è il giorno in cui si sente Libero da ogni pressione. Sì, Libero con la “L” maiuscola. Io lo so bene, dato che ho un bravo professore di religione, un uomo sposato con quattro figli che va per la sessantina. Non smette di ripeterci (ormai da quattro anni) quanto sia sbagliato il concetto di Libertà che si è diffuso nei giovani della nuova generazione; cerca sempre (invano) di convincerci che a scuola dovremmo sentirci tali proprio come durante la “grande serata” del sabato. In tutta onestà, non credo sia in grado di riuscirci. Così come nessun adulto sarà mai in grado di farlo. Saturday Night come slogan adolescenziale, come stile di vita all’insegna della modernità. Saturday Night come tutto questo, sì, ma anche e soprattutto come sfogo e liberazione.

Simone Torricini
Classe 4E – Liceo Classico “Galileo” di Firenze