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Scouting for boys!

ROMA – Più volte si sente parlare di Scoutismo ma sappiamo davvero quale sia il vero significato di queste parole? Lo scoutismo è un movimento che va avanti da molti anni e a di cui ne fanno parte molte più persone di quanto ci si possa immaginare. A riguardo abbiamo intervistato una ex guida del Reparto Roma 121, studentessa del Liceo Dante Alighieri, che ci ha spiegato cosa sia esattamente questo fenomeno diffuso a livello mondiale.

Che cos’è lo scoutismo esattamente?

“Principalmente lo scoutismo è un movimento educativo fondato sul servizio, che mira a far maturare le attitudini morali, fisiche, sociali e religiose dei giovani. Si occupa della formazione dei ragazzi da ogni punto di vista per portarli a diventare dei ‘buoni cittadini del mondo’ e tramite La Legge e La Promessa, ovvero i codici dei valori scout, i giovani si preparano ad affrontare il mondo degli adulti con un bagaglio di conoscenza che possa aiutarli nell’affrontare i vari ostacoli. Il fare del proprio meglio per rendere il mondo un posto migliore è il motto scout, che incita i giovani a questa crescita personale”.

Ci puoi dire quando e perché è nato?

“Lo scoutismo è nato in Gran Bretagna nel 1907 e il suo fondatore fu Baden-Powell, un generale inglese che volle migliorare l’educazione fisica e morale dei giovani, convinto che l’educazione impartita in quel periodo non fosse sufficiente. La diffusione dello scoutismo a livello internazionale ha portato alla creazione di questa grande famiglia scout, che segue i veri valori e gli insegnamenti che servono per un futuro migliore”.

Cosa insegna e trasmette lo scoutismo ad una guida o scout?

“Beh…. Secondo me lo scoutismo sicuramente ti fa crescere sia come persona che come gruppo, anche perché tu devi saperti ambientare all’interno di un gruppo, che per quanto riguarda il Reparto è la squadriglia come prima cosa, ma anche l’intero Reparto. È importante che ci sia una squadriglia ben unita e affiatata, perché si fanno vari tipi di esperienze a volte anche piuttosto difficili e pesanti, poi ovviamente dipende in che gruppo ti trovi, ma a prescindere ci vuole sempre un lavoro di squadra. Questo stile di vita ti insegna a stare assieme, ad affrontare i problemi, ma anche a conoscere te stesso e ad essere più indipendente. Insomma sono tante le cose che ti trasmette questa esperienza”.

Perché hai scelto di diventare una guida?

“Ho scelto lo scoutismo quando avevo circa otto anni, mi ha colpito per il fatto che era divertente, ma che allo stesso tempo ti insegnava a fare tante cose. Era un bella esperienza che nei primi anni del Branco si viveva giocando però sempre distinguendo i momenti del gioco con quelli più seri, come le riflessioni del giorno o la catechesi. Parte come un divertimento, ma diventa qualcosa di più grande, un vero e proprio insegnamento di vita……Infatti si dice ‘scout una volta, scout per sempre’”.

Tu per quanti anni hai fatto scout?

“Io ho fatto otto anni di scout: quattro di lupetti e quattro di Reparto”.

Come sono strutturati questi anni e gruppi?

“Allora gli anni si suddividono generalmente in quattro di lupetti, ossia il Branco, dagl’ otto ai dodici anni e quattro di Reparto fino ai sedici anni. In più c’è un anno di noviziato prima di passare agli altri quattro di Clan, che ti porteranno fino all’entrata nella Comunità Capi”.

Qual è un ricordo positivo di questa tua esperienza?

“Un ricordo positivo sono sicuramente i primi campi fatti durante le vacanze di Branco. Consistevano in una settimana fuori casa, che trascorrevamo in un posto tranquillo dove tutto era incentrato su un cartone o una favola, ma che poi su di esso venivano basati tutti gli insegnamenti. I capi si travestivano e interpretavano scenette del film o cartone in cui era ambientato il campo, ci svegliavano con le canzoni del film e ci facevano fare riflessioni su alcuni degli insegnamenti del film”.

di Emily Jane Antonelli – Liceo Dante Alighieri